{"id":2009,"date":"2013-08-13T00:00:00","date_gmt":"2013-08-13T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oraviaggiando.it\/blog\/\/politica-agroalimentare-perch-tornare-allagricoltura-n221\/"},"modified":"2013-08-13T00:00:00","modified_gmt":"2013-08-13T00:00:00","slug":"politica-agroalimentare-perch-tornare-allagricoltura-n221","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oraviaggiando.it\/blog\/politica-agroalimentare-perch-tornare-allagricoltura-n221\/","title":{"rendered":"Politica agroalimentare, perch\u00e9 tornare all&#8217;agricoltura"},"content":{"rendered":"<div id=\"content\">\n<h1 style=\"display:none;\">Politica agroalimentare, perch\u00e9 tornare all&#8217;agricoltura<\/h1>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tIn Italia, di agricoltura, si parla davvero poco. Si parla molto di cibo ma di agricoltura, no. Se ne parla. Forse a causa del fatto che la terra rimanda ad un&#8217;idea di povert\u00e0 e ritardo che mal si accorda con quella di progresso sbandierata dalla modernizzazione. Un retaggio culturale al quale si \u00e8 andata via via aggiungendo una fragilit\u00e0 strutturale, la mancanza di politiche consapevoli, un ministero spesso affidato a chi sembrava non aver meritato qualcosa di pi\u00f9 interessante. <\/p>\n<p>\tEppure, buona parte delle eccellenze Made In Italy, pi\u00f9 conosciute ed apprezzate nel mondo, viene dall&#8217;agroalimentare e proprio l&#8217;agroalimentare potrebbe rivelarsi la carta vincente per uscire dalla recessione. Ci\u00f2 che manca \u00e8 una visione ed una strategia di lungo ed ampio respiro. Dare credito all&#8217;agricoltura. Credito culturale e credito pratico. Che se, in Italia, di agricoltura si parla poco, di agricoltori se ne parla ancora meno. L&#8217;agricoltore del nostro tempo \u00e8 un soggetto sociale e politico tutto nuovo che certo si rif\u00e0 al passato ma che vuole agire consapevolmente in termini di accesso al mercato, all&#8217;acqua, alla terra, alle risorse energetiche. L&#8217;agricoltore consapevole non \u00e8 pi\u00f9 solo il produttore di materia prima, l&#8217;agricoltore consapevole si occupa anche di trasformare e commercializzare il proprio prodotto. Si tratta di una professionalit\u00e0 mirata, con percorsi formativi specializzati, necessari a creare sistemi d&#8217;azienda che siano sinonimo di alta qualit\u00e0 ed a basso impatto ambientale, efficienti e capaci di gestire attivit\u00e0 integrate tra loro. <\/p>\n<p>\tL&#8217; Italia \u00e8 e resta un paese agricolo. Lo Stato ha 338 mila ettari di terra, per lo pi\u00f9 abbandonati, boschi incolti con i rischi di dissesto che abbiamo conosciuto in pi\u00f9 di una tragica occasione. La perdita del suolo agricolo \u00e8 un&#8217;urgenza alla quale si dovrebbe rispondere immediatamente, facilitandone l&#8217;affitto e la vendita. La valorizzazione del demanio statale \u00e8 il primo passo da compiere per poter scommettere su questo settore dimenticato dalle istituzioni e spremuto dalla finanza. Gli agricoltori hanno sempre pi\u00f9 difficolt\u00e0 ad ottenere credito dal sistema bancario per finanziare le loro imprese, l&#8217;aumento dei costi fissi, i prezzi di vendita che si abbassano riducendo la redditivit\u00e0, con il risultato che le aziende agricole sono paralizzate e stentano ad avere i mezzi necessari per investire nel futuro. I costi elevati, le restrizioni di credito, gli iter burocratici lunghissimi, frenano anche quei giovani che vedono nell&#8217;agricoltura, fallita la promessa di felicit\u00e0 dell&#8217; Italia industriale, una possibile scelta di vita. E non nel segno di uno spocchioso intellettualismo da &#8220;vivere verde&#8221;, piuttosto nel segno di una preparazione solida, con competenze ambientali, politiche ed economiche. <\/p>\n<p>\tAprire un&#8217;azienda agricola da zero \u00e8 dispendiosissimo e la maggior parte dei giovani agricoltori sono figli di imprenditori agricoli che hanno lasciato loro in eredit\u00e0 l&#8217;azienda di famiglia. Se il salto imprenditoriale risulta difficile, ci sono comunque segnali positivi di ritorno a queste professioni. L&#8217;unico settore del nostro paese che cresce e crea nuovi posti di lavoro \u00e8 quello agricolo, un comparto che si dimostra capace di assorbire anche molti disoccupati. Le imprese agricole in Italia sono 1,6 milioni ed il numero di operatori del settore arriva a rappresentare il 12% della forza lavoro. Il lavoro agricolo dipendente \u00e8 raddoppiato da un anno all&#8217;altro, i primi tre mesi del 2013 si chiudono con una crescita degli occupati del 3,6%. Ci\u00f2 che manca \u00e8 sempre una visione ed una strategia di lungo ed ampio respiro. Una politica che regoli il lavoro agricolo, che combatta l&#8217;illegalit\u00e0 e lo sfruttamento della manodopera, istituire coordinamenti attivi per gestire il collocamento, e perch\u00e8 non sia solo un ripiego stagionale, realizzare un piano di ammortizzamento degli oneri contributivi cos\u00ec che le aziende possano assumere i propri dipendenti con contratti di lavoro a lunga durata. Ci\u00f2 che manca, infine, ha una connotazione profondamente culturale ed antropologica. Una politica che difenda l&#8217;agroalimentare dalle logiche finanziarie selvagge per garantire produzioni affidabili, che si opponga all&#8217;artificiosit\u00e0 dei sapori, che stimoli modelli economici virtuosi. Tipicit\u00e0 dunque, attraverso la quale l&#8217;agricoltura assicura ai consumatori prodotti genuini, del territorio, biodiversit\u00e0, che riporta l&#8217;agricoltura in natura, e partecipazione attiva tra produttori e consumatori consapevoli, per sottrarre l&#8217;agricoltura alle speculazioni della finanza. Non pi\u00f9 dunque il quanto ma il cosa ed il come.<\/p>\n<div id=\"date\" style=\"display:none;\">2013-08-13<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Politica agroalimentare, perch\u00e9 tornare all&#8217;agricoltura In Italia, di agricoltura, si parla davvero poco. Si parla molto di cibo ma di agricoltura, no. Se ne parla. Forse a causa del fatto che la terra rimanda ad un&#8217;idea di povert\u00e0 e ritardo che mal si accorda con quella di progresso sbandierata dalla modernizzazione. 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