{"id":4900,"date":"2023-12-08T18:45:57","date_gmt":"2023-12-08T17:45:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oraviaggiando.it\/blog\/\/?p=4900"},"modified":"2023-12-09T08:09:35","modified_gmt":"2023-12-09T07:09:35","slug":"la-michelin-non-e-la-bibbia-dormite-tranquilli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oraviaggiando.it\/blog\/la-michelin-non-e-la-bibbia-dormite-tranquilli\/","title":{"rendered":"La Michelin non \u00e8 la Bibbia, dormite tranquilli"},"content":{"rendered":"\n<p><em>In un&#8217;epoca in cui la spettacolarizzazione della cucina \u00e8 sempre pi\u00f9 dilagante, le guide enogastronomiche  prendono sempre pi\u00f9 le sembianze di divinit\u00e0 e i lettori sempre pi\u00f9 le forme di proseliti dalla fede ineluttabile. Parliamoci chiaro, <strong>la guida Michelin<\/strong> in questi decenni si \u00e8 affermata con merito. Ma la questione \u00e8 un&#8217;altra:<strong> \u00e8 davvero infallibile come in molti pensano?<\/strong> Pu\u00f2 oggi il prestigio delle stelle Michelin &#8211; simbolo di qualit\u00e0 e raffinatezza culinaria &#8211; pesare a tal punto da diventare l&#8217;unico obiettivo da perseguire? E&#8217; necessario ricordare che dietro le pagine della &#8220;Rossa&#8221; ci sono esseri umani e non macchine infallibili, ispettori sicuramente qualificati (anche se numericamente pochi) ma decisamente non immuni dal commettere errori.<\/em><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Alcuni chef si ammalano pur di ottenere una stella<\/h2>\n\n\n\n<p>Nella ricerca della stella Michelin, molti chef si imbarcano in un viaggio stressante e talvolta insalubre. La pressione di mantenere o guadagnare una stella pu\u00f2 diventare un fardello pesante, influenzando negativamente sia la salute mentale sia quella fisica. Il desiderio di ottenere o mantenere una stella Michelin pu\u00f2 portare alcuni chef a compiere scelte nocive per la propria salute. Lunghissime ore di lavoro, mancanza di sonno, stress elevato e poco tempo per la vita personale, sono solo alcuni degli aspetti negativi di questa ricerca. Per non parlare degli investimenti scriteriati che hanno portato molti ristoranti alla chiusura. Insomma, alcuni chef si ammalano per la mancata assegnazione della stella tanto da mettere in moto una serie di scelte che non sono altro che passaggi che si crede possano far piacere alla guida francese. \u00c8 fondamentale rivalutare la definizione di successo nel mondo della ristorazione. L&#8217;apprezzamento e il riconoscimento dovrebbero derivare non solo dalle stelle Michelin. <span style=\"text-decoration: underline;\">Gli chef e i ristoratori dovrebbero essere incoraggiati a trovare l&#8217;approvazione dei propri clienti e non di un ispettore<\/span> (che probabilmente passer\u00e0 nel giorno sbagliato). <\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La realit\u00e0 degli ispettori Michelin: sono pochi, troppo pochi.<\/h2>\n\n\n\n<p>Secondo il critico Valerio M. Visintin, <strong>sono circa 80 gli ispettori Michelin<\/strong> chiamati a far visita ai ristoranti di <strong>tutta Europa<\/strong>. Edoardo Raspelli, un altro nome noto nel panorama gastronomico italiano, rincalza la dose evidenziando una realt\u00e0 ancora pi\u00f9 imbarazzante:<strong> gli ispettori in Italia sarebbero, forse, non pi\u00f9 di una decina<\/strong>. Questi numeri sollevano dubbi significativi sulla copertura effettiva e l&#8217;accuratezza delle valutazioni della guida e questo potrebbe essere il primo vero motivo per cui bisognerebbe smettere di elevarla a divinit\u00e0 perfetta. Nonostante la sua fama e la sua autorevolezza, la Rossa ha i suoi limiti ed \u00e8 normale che li abbia. L&#8217;ipotesi che tutti gli esercizi vengano controllati e verificati anno per anno \u00e8 impraticabile, data la scarsit\u00e0 degli ispettori. Il pensare, pertanto, che un ristorante non sia degno di nota solo perch\u00e9 non \u00e8 stellato \u00e8 un bias del quale dobbiamo liberarci. Allo stesso modo, <strong>attribuire valore a un ristorante solo dopo il suo riconoscimento, significa perdere l&#8217;occasione di scoprire eccellenze che praticano una cucina<\/strong> <strong>di alta qualit\u00e0 al giusto prezzo<\/strong>. E su questo argomento, Valerio Visintin \u00e8 molto eloquente: &#8220;Chiamiamo stellati i ristoranti e gi\u00e0 mi sembra un aggettivo nauseante; non dovesse bastare, si valutano per numero di stelle, il che \u00e8 una minchiata, perch\u00e9 vengono assegnate senza capirne l\u2019arbitrio. Non esiste un termine di paragone matematico per stabilire che uno \u00e8 meglio dell\u2019altro come nello sport, dove almeno ci sono gol, record, campionati e coppe. \u00c8 veramente una fesseria per la ristorazione. Almeno nel cinema, agli Oscar, conosciamo chi giudica, qui \u00e8 veramente una montatura inspiegabile&#8221;. <\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Scelte discutibili: mancanza di coraggio o interessi commerciali? <\/h2>\n\n\n\n<p>La questione dei potenziali bias nella valutazione dei ristoranti da parte della guida Michelin \u00e8 un argomento spesso dibattuto. Una delle maggiori preoccupazioni riguarda il <strong>grado di trasparenza del processo di valutazione<\/strong>. La mancanza di dettagli pubblici su come vengono prese le decisioni, pu\u00f2 alimentare speculazioni e dubbi sulla possibilit\u00e0 di favoritismi e\/o pregiudizi. Alcuni critici sostengono che le decisioni della Michelin potrebbero essere influenzate da fattori che nulla hanno a che fare con la buona cucina, come la popolarit\u00e0 e la forza mediatica di un ristorante, la sua ubicazione geografica, la presenza di prodotti sponsor o la presenza di chef &#8220;figliocci di&#8230;&#8221;. Si discute anche sulla coerenza delle valutazioni relativamente alla preferenza da parte della redazione di certi stili di cucina rispetto ad altri. C&#8217;\u00e8 chi accusa gli ispettori &#8211; e la direzione &#8211; di non comprendere appieno le cucine e le culture regionali; vedi ad esempio la Puglia la cui cucina \u00e8 osannata dai turisti di tutto il mondo ma spesso bistrattata dalla guida. Tutto questo porta, giocoforza, ad una distribuzione ineguale delle stelle, favorendo l&#8217;innesco di meccanismi che inquinano e distorcono questo settore. E allora ci si chiede: ci sono dietro interessi commerciali o \u00e8 solo mancanza di coraggio?<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La guida Michelin come bussola, non come mappa<\/h2>\n\n\n\n<p>Ecco allora che la guida Michelin va intesa pi\u00f9 come una bussola che come una carta geografica dettagliata. Una bussola che indica direzioni, suggerisce percorsi, ma che non pu\u00f2 definire l&#8217;intero paesaggio gastronomico. Il gusto personale, l&#8217;esplorazione individuale e la sperimentazione restano componenti fondamentali nell&#8217;esperienza di ciascuno di noi. La Michelin \u00e8 uno strumento utile, ma non \u00e8 l&#8217;unica voce in materia di gastronomia. Ogni valutazione umana \u00e8 soggetta a interpretazioni e valutazioni fallaci e, ficcatevelo bene in testa, gli ispettori non sono affatto giudici perfetti. Incoraggiare il pubblico a fidarsi del proprio palato e a dare valore anche a quelle realt\u00e0 gastronomiche meno premiate (ma non per questo meno meritevoli), \u00e8 un messaggio cruciale che dobbiamo far passare fino all&#8217;ossessione. La vera scoperta culinaria si trova spesso fuori dai percorsi pi\u00f9 patinati, in quei luoghi dove la passione e l&#8217;esperienza s&#8217;incontrano, al di l\u00e0 di ogni fantomatica stella. <\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, la Michelin non \u00e8 la Bibbia&#8230; chef, dormite tranquilli!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un&#8217;epoca in cui la spettacolarizzazione della cucina \u00e8 sempre pi\u00f9 dilagante, le guide enogastronomiche prendono sempre pi\u00f9 le sembianze di divinit\u00e0 e i lettori sempre pi\u00f9 le forme di proseliti dalla fede ineluttabile. 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