{"id":5186,"date":"2024-10-12T07:51:54","date_gmt":"2024-10-12T05:51:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oraviaggiando.it\/blog\/?p=5186"},"modified":"2024-10-12T07:59:29","modified_gmt":"2024-10-12T05:59:29","slug":"il-giglio-di-lucca-rinuncia-alla-stella-michelin-gesto-fondato-o-exit-strategy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oraviaggiando.it\/blog\/il-giglio-di-lucca-rinuncia-alla-stella-michelin-gesto-fondato-o-exit-strategy\/","title":{"rendered":"Il Giglio di Lucca rinuncia alla stella Michelin: gesto fondato o exit strategy?"},"content":{"rendered":"\n<p>La notizia sta facendo rumore. Il ristorante <strong>Il Giglio di Lucca<\/strong>, portabandiera di una <strong>stella Michelin<\/strong> per ben cinque anni, <strong>ha deciso di &#8220;restituire&#8221;<\/strong> l\u2019ambita onorificenza con un &#8220;grazie, siamo apposto cos\u00ec&#8221; o gi\u00f9 di l\u00ec. Una scelta insolita, che ha fatto storcere il naso a molti, e che, se letta tra le righe, sembra pi\u00f9 una mossa strategica piuttosto che un gesto romantico.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ecco i fatti. Gli chef del Giglio hanno dichiarato: &#8220;Vogliamo tornare a essere un posto per tutti&#8221;, una frase che, per quanto affascinante e intrisa di spirito romantico e democratico, appare pi\u00f9 come una dichiarazione d&#8217;intenti che maschera un timore ben preciso: quello di evitare di vedersi togliere la stella, piuttosto che abbandonarla di propria iniziativa. Insomma, meglio staccarsi la stella dal petto con un gesto teatrale che ritrovarsi ad essere bocciati dalla Michelin.<\/p>\n\n\n\n<p>La Guida, come sappiamo, funziona con criteri ben precisi, anche se in parte avvolti da una patina di mistero. Gli ispettori Michelin, invisibili e anonimi, fanno il loro ingresso nei ristoranti senza preavviso, assaggiano, pagano e se ne vanno, lasciando dietro di s\u00e9 un giudizio che pu\u00f2 sancire gloria o oblio. Nessuna richiesta di visita, nessun invito ufficiale. Se sei meritevole, rimani nella guida; se non lo sei pi\u00f9, la stella ti viene tolta senza troppi convenevoli. E qui casca l\u2019asino.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Restituzione delle stelle: l&#8217;aveva fatto Gualtiero Marchesi<\/h2>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 la prima volta che assistiamo a mosse simili. <strong>Casi celebri come quello di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Gualtiero_Marchesi\">Gualtiero Marchesi<\/a><\/strong> \u2013 che nel 2008 restitu\u00ec le sue tre stelle con un gesto di sfida nei confronti del sistema \u2013 fanno scuola. Ma qui la situazione \u00e8 diversa. Gualtiero Marchesi, il maestro della cucina italiana, restitu\u00ec le sue tre stelle Michelin nel 2008 con un gesto che fece scalpore nel mondo della ristorazione. Ma il suo atto non fu dettato da un capriccio o da una crisi artistica, bens\u00ec da una presa di posizione ideologica contro il sistema di valutazione delle guide gastronomiche, in particolare contro la Guida Michelin.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Le motivazioni di Marchesi erano profonde e ben argomentate. Egli riteneva che il sistema delle stelle Michelin fosse diventato troppo ossessionato dalla categorizzazione e dalla classificazione dei ristoranti, allontanandosi dal vero scopo della cucina: il piacere, l\u2019arte e la cultura.<\/em> Secondo Marchesi, la cucina non poteva essere ridotta a una scala numerica, a un giudizio freddo e calcolato, privo della sensibilit\u00e0 che dovrebbe caratterizzare l\u2019esperienza gastronomica.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle sue parole, Marchesi afferm\u00f2 che &#8220;la cucina \u00e8 un\u2019arte, e come tale non pu\u00f2 essere giudicata attraverso un sistema di punteggi&#8221;. Era convinto che la bellezza e il valore di un piatto non potessero essere quantificati e che il sistema delle stelle, per quanto prestigioso, finisse per ingabbiare la creativit\u00e0 e limitare la libert\u00e0 degli chef. Non voleva che il suo lavoro fosse soggetto a giudizi cos\u00ec rigidi e, soprattutto, non voleva sentirsi in competizione con gli altri ristoranti basandosi su criteri che non condivideva.<\/p>\n\n\n\n<p>Al Giglio, invece, nessuno sembra sfidare la Michelin, n\u00e9 tantomeno rinnegare il riconoscimento. Piuttosto, si percepisce una sottile strategia dietro la facciata di umilt\u00e0: giocare d\u2019anticipo, evitare l\u2019imbarazzo di una possibile bocciatura. Perch\u00e9 diciamolo chiaramente: la Michelin non aspetta di essere &#8220;scaricata&#8221;, e il Giglio ha ben chiaro che non si pu\u00f2 &#8220;restituire&#8221; una stella. Si pu\u00f2 solo perderla. E la differenza \u00e8 sostanziale.<\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Il comunicato stampa del ristorante, colmo di retorica sulla libert\u00e0 creativa e sulla necessit\u00e0 di scrollarsi di dosso le pressioni dell\u2019alta cucina, sembra un\u2019operazione di marketing ben orchestrata<\/span>. Un tentativo di controllare la narrazione, di fare buon viso a cattivo gioco, senza ammettere il vero problema: non riuscire a sostenere gli standard della Michelin. Una volta tolta la maschera di &#8220;posto per tutti&#8221;, il Giglio si sarebbe trovato a fare i conti con la realt\u00e0: se il livello scende, la Michelin non fa sconti. E allora, piuttosto che lasciare che sia l\u2019ispettore a giudicare e sancire la caduta, meglio presentarsi come i paladini della cucina &#8220;democratica&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il Giglio di Lucca rinuncia alla stella Michelin, ma non c&#8217;\u00e8 nulla da restituire<\/h2>\n\n\n\n<p>La &#8220;grande rinuncia&#8221; assume quindi i contorni di un atto studiato per evitare l\u2019imbarazzo. Insomma, un congedo preannunciato, mascherato da &#8220;scelta consapevole&#8221;. <strong>Del resto, chi ha detto che una cucina giocosa, contemporanea e con un pizzico di anarchia non sia meritevole di una stella Michelin?<\/strong> Se il Giglio fosse rimasto fedele alla sua filosofia, senza necessit\u00e0 di teatrini, la Michelin avrebbe semplicemente valutato il cambiamento e, se non ritenuto degno, avrebbe rimosso la stella. <\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">E qui sorge una domanda: cosa sarebbe successo se il Giglio avesse continuato a fare il suo lavoro, senza annunciare la propria uscita di scena? La risposta \u00e8 piuttosto semplice: gli ispettori Michelin sarebbero comunque tornati, come sempre, a valutare il ristorante. Se il livello fosse stato giudicato insufficiente, la stella sarebbe stata tolta senza drammi e senza riflettori. La differenza? L\u2019umiliazione pubblica di una retrocessione, invece del trionfante e autoproclamato &#8220;ritorno alle origini&#8221;.<\/span><\/p>\n\n\n\n<p>In fin dei conti, la Michelin non d\u00e0 la stella per carit\u00e0, n\u00e9 la toglie per ripicca. Il Giglio \u00e8 libero di decidere il proprio percorso e il proprio stile, ma la decisione di rinunciare alla stella appare pi\u00f9 come una mossa calcolata che una vera necessit\u00e0 di ritrovare se stessi. La cucina, come ogni forma d\u2019arte, evolve e cambia. Ma la verit\u00e0, che pochi amano ammettere, \u00e8 che questo rifiuto plateale non \u00e8 altro che un tentativo elegante di non uscire da perdenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse gli chef del ristorante Giglio di Lucca avrebbero fatto meglio a comunicare il cambiamento senza proporre la restituzione della stella. Un gesto che avrebbe onorato gli anni in cui la Rossa ha prestato loro quell&#8217;attenzione che molti altri ristoranti anelano. La riconoscenza, questa sconosciuta!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La notizia sta facendo rumore. Il ristorante Il Giglio di Lucca, portabandiera di una stella Michelin per ben cinque anni, ha deciso di &#8220;restituire&#8221; l\u2019ambita onorificenza con un &#8220;grazie, siamo apposto cos\u00ec&#8221; o gi\u00f9 di l\u00ec. 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