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Il Pescato del Canevone di Rimini

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  • Ristoranti tipici regionali
  • Specialità: cucina tradizionale di pesce
Ristorante non verificato

Il Pescato del Canevone di Rimini: ecco cosa scrivono i nostri segnalatori

Destino, caso, fato: chiamatelo come vi pare, ma è sempre lui che con un filo invisibile collega le umane vicende, sorridendo sornione e ammiccando all’essere umano che, fiero e risoluto, s’illude di sfuggirgli perché convinto di avere il controllo della propria esistenza. è sicuramente successo a qualcuno di noi, in gioventù, di essersi regalato un’ora di libertà imprigionandosi in un nascondiglio per marinare la scuola. Beh, ad Alberto Francioni il destino adesso ha regalato molte ore di quella libertà rubata, donandogli molto tempo da passare proprio nel suo nascondiglio preferito, ossia quella vecchia falegnameria di quando faceva “sega” a scuola, ora trasformata nel suo ristorante. Il Pescato del Canevone deve il suo nome al fatto di essere stato inizialmente un magazzino per derrate e sementi della fiorente repubblica Serenissima che qui a Rimini, nei pressi del Ponte di Tiberio, aveva uno dei suoi avamposti estremi. Nel tempo si trasformò dapprima in una sorta di Osteria con vendita di vino sfuso, per poi divenire in epoca più recente una falegnameria, avente funzione di asilo, come abbiamo visto, per scolari insofferenti. Oggi la perfetta ristrutturazione ci ha restituito un pezzo importante dell’antica Rimini; un locale dai colori caldi e tenui del mattone a vista, con un soffitto altissimo sorretto da scuri e imponenti travi di legno. Le Vele della vecchia marineria di Cesenatico completano l’arredo, richiamando l’attenzione sulla peculiarità più intrigante che Alberto ha saputo attuare nel suo locale e di cui riferiamo qui sopra. Non esiste un menù, o meglio ne esiste uno in continua evoluzione che cambia due volte al dì: gesso e cancellino, e la lavagna illustra ai commensali ciò che si può assaggiare. Naturalmente solo pesce, con la coda e la testa oppure il guscio nel caso di molluschi, come ama specificare Alberto quando raccoglie le comande. Si tratta di una cucina tradizionale nella sostanza ma ricercata nello spirito ed ecco che dai fornelli escono le canocchie in porchetta (foto 1), gli gnocchi con mazzancolle e zenzero (foto 4) o un risotto ai frutti di mare (foto 2). Le crudità (foto 3) fanno da spalla al prosciutto di tonno rigorosamente preparato in casa da pesce fresco pescato al largo di Rimini. Intriganti sono la coda di rospo brasata con patate e olive servita in un coccio caldo e gli involtini di spada con cappero (foto 5). Yogurt nature con pesche e mandorle o Zabaione ghiacciato al Grand Marnier (foto 6) se si vuole provare un piccolo assaggio della carta dei dolci. Una scelta di vini ricca di bollicine e soprattutto bianchi di prestigio accompagna le pietanze, che si possono anche comporre al momento scegliendo dalla grande vetrina frigo il pescato della giornata. Sapientemente coadiuvato dalla moglie Arianna, Alberto gestisce fino a settanta posti a sedere che d’estate spaziano nell’antistante area museale che diventa dheors. Mai di lunedì o quando c’è il fermo pesca perché, se è chiuso il mare, Alberto va in vacanza.

Il “Mon Trésor” è:  I 3 pescherecci di famiglia

Se è vero, com’è vero, che per fare una buona cucina di pesce la prima regola è avere il pesce fresco, sicuramente questo assioma al Canevone è portato alla sua massima espressione. Non a caso il ristorante si chiama il Pescato del Canevone, perché utilizza solo il pesce pescato dai tre pescherecci di famiglia. Secondo il tipo di pesca, due volte al giorno è rifornito prima di tutto il ristorante, poi i tre banchi del pesce al mercato, mentre l’esubero va all’asta. Fare direttamente la spesa in mare permette una scelta eccellente della materia prima, che non va più contrattata al mercato attraverso fiduciari e commercianti che necessariamente devono favorire anche altri clienti. A sancire questa cortissima filiera dal mare alla tavola, la vecchia vela della famiglia Francioni, vanto di una tradizione armatrice e marinara oramai quasi secolare, è esposta all’interno del locale quale simbolica liaison di questa stirpe con il mare.


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