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Il Santo Graal di Firenze

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  • Cucina creativa
  • Specialità: n.d.
Ristorante non verificato

Il Santo Graal di Firenze: ecco cosa scrivono i nostri segnalatori

A brevissima distanza da Palazzo Pitti, quindi vicino a Ponte Vecchio e a Piazza della Signoria, il ristorante Santo Graal affaccia sulla strada con invitanti vetrine da bistrot ed ha interni di piacevole accoglienza.
Il locale è stato ottenuto dalla trasformazione di una ex piccola fabbrica artigiana di lampadari in cristallo e di letti in ottone, unita alla adiacente bottega di un restauratore. Il mondo dell’artigianato scompare, e questo dispiace: un capitale di sapienza, di gusto, di esperienza e cultura che non sarà possibile recuperare mai più, ma in questo caso fortunatamente non cede il posto a consumistici fastfood, ma ad un altro tipo di artigianato, quello della cucina di accurata preparazione.
Il proprietario del Santo Graal è Emanuele Canonico, siciliano di Siracusa trapiantato a Firenze, architetto passato dal mondo della linee a quello della gastronomia. Con gusto e competenza tecnica ha realizzato un locale piacevole, caratteristico nel giusto e senza eccessi: sono stati mantenuti i muri in mattoni e sasso a vista, i soffitti a volta e gli intonaci a calce che raccontano la storia di questi spazi a vocazione artigiana e gli interventi di restauro sono stati abili.
I nuovi volumi, necessari a contenere i servizi hanno pareti trattate a calce spatolata e spesse travi a “T” in ferro dalla bella patina rugginosa, segnano le aperture funzionali alla nuova attività e si adattano perfettamente al tessuto del racconto. Gli ambienti si allungano alla parte retrostante, articolandosi nelle diverse funzioni: dal bar fronte strada con banco per il consumo anche in piedi e per la mescita di vino al bicchiere, alla sala ristorante adiacente, sempre con vetrina esterna. Fa decoro anche la parete allestita come ‘wine library’ e poi si passa alla piccola sala, usata come luogo di attesa, dove se capita di dover aspettare il proprio tavolo, si può star seduti sgranocchiando piccoli appetizer con un buon bicchiere. A seguire la cucina a vista e un’altra sala che può anche essere un privè affacciato su una corte esterna che in stagione ospita alcuni tavoli.
Con un arredamento gradevolmente disegnato, il Santo Graal è un posto dove è piacevole entrare e dove si ha voglia di rimanere soprattutto perché le preparazioni sono di intelligente qualità.
Lo chef è Simone Cipriani, giovane ancora non trentenne, figlio d’arte che viene da una famiglia di ristoratori e che ha una bella mano e bella fantasia. I suoi piatti sono realizzati con ingredienti semplici, di territorio e di tradizione, ma ripensati con vivacità innovativa, come il cannolo con la ribollita, non più minestra ma qui proposta come antipasto: una leggera crosta croccante avvolge il morbido impasto delle verdure con un bel contrasto di texture e un buon equilibrio di sapori. Segnaliamo anche il pollo nel 2013, disossato, marinato in limone e senape, cotto a bassa temperatura e poi rigenerato in forno per la croccantezza: è elegante e di intrigante sapore.
Un’altra nota positiva: anche i dolci sono eccellenti.
Le sue proposte sono divise fra Menu Tradizionale e Menu Innovativo e per entrambi il costo del Menu Degustazione con 5 portate è di 40 euro.
Noi abbiamo assaggiato: appetizer fuori carta, cozza con crema di pecorino, insalata di puntarella e clorofilla di cicoria e pane al profumo di aglio e spaghetti al pomodoro.
Dalla carta: cannolo di ribollita; petto d’Anatra con geleè di soya e birra e polenta sbrisolona con mandorle; risotto salsiccia e arancia; pollo arrosto nel 2013. Dolci: cremoso al pralinato di arachidi; semifreddo cantucci e crema al vin santo; frollino di cioccolato bianco e gelatina di caffè.


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