























Recensione Monzù Bistrot di Milano a cura del nostro giornalista
Il Monzù Bistrot a Milano di Alessandro Teo è un crocevia di esperienze di cibo, persone e geografie che propone un menù aperto all'incontro. C’è tutto quello che lo incuriosisce e lo diverte, c’è il mare e la terra che confinano pacificamente. C’è la materia prima di qualità, la capacità di accogliere e accompagnare le persone, c’è la riconoscibilità degli ingredienti, c’è un’idea preziosa del mangiare semplice e la Mediterraneità come affaccio.Tra i ristoranti di Milano che secondo noi valgono la pena di essere provati, c'è sicuramente questa piccola fucina di idee.
Storia del ristorante Monzù di Milano
Educarsi al gusto è un’avventura senza fine, una mente senza pregiudizio e una valigia sempre aperta. Dentro la valigia di Alessandro Teo, Chef del Monzù Bistrot di Milano, ci sono sicuramente le foto e le memorie di famiglia. Il suo bisnonno, Umberto, aprì nel 1916 il locale che ancora oggi porta il suo nome e celebra la migliore tradizione culinaria partenopea e nel quale si sono avvicendate ben quattro generazioni. Alessandro si laurea in Giurisprudenza ma gli manca qualcosa e a un certo punto della sua vita, proprio perché ha una mente senza pregiudizio, cambia destinazione e sceglie di rispondere alla passione che ha per la cucina. La mette alla prova nel ristorante di famiglia, si misura con le sue capacità e capisce che per educare il suo gusto deve rendere solida la sua passione con le conoscenze e le competenze. Lascia Napoli e il suo mare, ma non la vitalità, la curiosità e l'intelligenza emotiva che Napoli fissa per sempre nei cuori di chi ci ha vissuto. Così frequenta l’Alma, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana, prima per diventare commis e poi per diplomarsi cuoco.
La prima esperienza di brigata stellata lo porta a Bolzano, al Zur Rose dello Chef Herbert Hinter. Ci sono poche e semplici regole in questa cucina, la conoscenza della materia prima, l’accuratezza e la schiettezza, un’idea di riconoscibilità degli ingredienti che giocano tra loro senza mai aggredirsi e battersi; una cucina stupefacente che, però, non ha la sfrontata esigenza di stupire. Qui Alessandro trova il metodo che sente suo.
Una valigia sempre aperta è una valigia nella quale c’è posto per imparare da tutti, che vuole contenere e non chiudere e dove c’è sempre spazio per i libri. Educarsi al gusto significa nutrirsi, e cibo e libri sono un ottimo nutrimento per chi è curioso. Alessandro studia il Cavalcanti, ripercorre indietro prima e poi in avanti la storia della cucina del Regno delle due Sicilie e il Sartù di Riso dei Monzù diventa il simbolo di una cucina materiale, mentale e relazionale che sente sua.
Per tutti questi motivi il Monzù Bistrot vive senza pregiudizi e non frequenta neppure i luoghi comuni della movida milanese. Per qualcuno potrebbe diventare anche difficile dare al locale una definizione univoca, ma è esattamente quello che ha sempre voluto Alessandro.
Potremmo dire che si tratta di una cucina libera, disciplinata dalle tecniche moderne ma lontana dalle eccessive elaborazioni, rispettosa della materia prima, garante della riconoscibilità, memorabile nel senso di capace di rimanere nella memoria del gusto delle persone. Una cucina onesta e schietta che rifugge i gastrosofismi e l’intellettualizzazione che non permette alle persone di accorciare le distanze tra sala e cucina. Nella valigia di Alessandro ci sono anche le bottiglie di vino che ha scoperto lungo la strada della sua passione, quelle che lo hanno fatto sorridere, quelle che lo hanno lasciato in silenzio, quelle che gli hanno fatto compagnia. Sono bottiglie che hanno un valore enologico ma anche emotivo, sono i vini che sposano la sua idea di esperienza gastronomica come scoperta.
Ambiente e atmosfera del ristorante Monzù Bistrot di Milano
Il Monzù Bistrot è un ambiente curato che sa accogliere con eleganza informale. Si respira un’atmosfera intima e tranquilla che invita a sentirsi liberi di comportarsi con naturalezza. Bella la cucina in trasparenza che invita ogni tanto a guardare cosa succede in quel cubo di vetro. Bella l’alternanza cromatica delle sedie e il gioco degli stili, un po’ industrial, un po’ moderno, un po’ retrò.
Una bellezza funzionale alla convivialità anche a tavola: tovaglia, bicchieri, posate e tovagliolo. Niente di più, del resto a cosa servirebbe. Tutto intorno la Milano di Porta Romana.
Cosa mangiare al Monzù Bistrot di Milano: la nostra degustazione
La nostra degustazione si apre con polpo in insalata con pomodorini, sedano, crema di rucola e cipolle caramellate. A seguire, linguine con scampi, pistacchi e ribes. Il secondo di pesce servito è un trancio di branzino al vapore marinato al Campari con patata soffice al lime. Il dessert è una cheesecake cruda ai frutti di bosco.
Perché far visita ad Alessandro Teo e al suo Monzù Bistrot
Il Monzù Bistrot è un posto dove è possibile incontrare una bella storia di entusiasmo culinario che non è il fine ma il mezzo dello Chef perché le persone possano incontrarsi nel gusto e nel piacere di stare insieme. Il menù si organizza intorno a materie prime selezionate con cura, trattate con le tecniche più moderne e servite nel modo più bello che c’è, con il sorriso.
Recensione a cura di:Alessia Pellegrini
Giornalista
Marche