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Ristorante Terradimare di Trani

(5.00)
  • Migliori Ristoranti
  • Specialità: n.d.
Ristorante verificato

Recensione Ristorante Terradimare di Trani a cura del nostro giornalista

Terradimare di Trani è il ristorante di proprietà di Domenico Di Tondo, chef tranese che ha maturato numerose esperienze in prestigiosi ristoranti italiani e che da non molto ha deciso di lanciarsi in questa avventura in qualità chef/patron. Situato all'inizio del lungomare Cristoforo Colombo, Terradimare propone una cucina solida e tecnica, assolutamente di grande gusto e che valorizza le materie prime e il pescato locale. Il menù cambia ogni due o tre settimane e comprende sempre tre antipasti, tre primi, tre secondi e quattro dessert, sia di mare che di terra oltre a qualche “fuori carta”. Il crudo di mare, di imprescindibile tradizione nei ristoranti pugliesi, contempla invece 6/7 tipologie di pesce, ad esclusione di tonno e salmone, prodotti della pesca che nulla hanno a che fare con la pesca locale.

Se state organizzando un tour in questa suggestiva zona della Puglia, consigliamo di non farvi mancare Terradimare, davvero uno dei ristoranti più interessanti di Trani, città nota per il suo elevato numero di locali di qualità, tra cui due stellati Michelin.

Storia del ristorante Terradimare di Trani

La storia del ristorante Terradimare è relativamente breve, essendo nato soltanto nel 2020, e si intreccia strettamente con le esperienze del suo chef patron Domenico Di Tondo. La sua passione per la cucina nasce più che altro da una necessità, perché sin da ragazzino decide che i piatti preparati con largo anticipo dalla mamma, che lavorava e non tornava per pranzo, non gli piacciono. Le minestre riscaldate o le paste rigenerate non fanno per lui, così comincia a smanettare in cucina e il passo verso gli studi alberghieri, nella vicina Molfetta viene quasi naturale. Terminata la scuola, giovanissimo, comincia subito a lavorare in vari ristoranti di Trani, ma, dopo solo un anno, il giovane cuoco decide di spostarsi su Milano, e viene assunto come commis all'Hotel Boscolo, struttura alberghiera da 5 stelle lusso, esperienza lavorativa che si rivelerà molto importante per la sua formazione, anche perché, dopo un po', comprese le sue potenzialità, viene utilizzato come capo partita in vari comparti.

Sempre a Milano, Domenico fa un colloquio con lo chef Fabio Pisani e viene assunto nella brigata dello storico ristorante bistellato “Il Luogo di Aimo e Nadia” dove ricomincia da commis, ma anche lì si fa valere e dopo solo 4 mesi diventa capo partita. Il lavoro da Aimo e Nadia si rivela una tappa fondamentale della sua vita, Domenico Di Tondo si appassiona al “fine dining” e, sotto la guida di fuoriclasse del calibro di Alessandro Negrini e dello stesso Pisani, oltre che dal contatto continuo con Aimo Moroni, icona dell'alta cucina italiana, impara tantissimo. Passano ancora più di 3 anni in quel ruolo, e poi il richiamo della sua terra lo riporta a Trani. Ma Fabio Pisani, dopo soltanto un anno, lo richiama e gli “intima” di tornare a Milano per affidargli la cucina del Lady Bu, che all'epoca era il bistrot del Luogo di Aimo e Nadia. Dopo 2 anni si sposta a Jesolo e gestisce un albergo stagionale per 6 mesi finché non decide di accettare le redini della cucina di uno tra i più importanti ristoranti di Trani e della Puglia, Le Lampare al Fortino, dove si ferma per 4 anni. Ma la sua irrefrenabile voglia di crescita e l'ambizione di gestire un ristorante tutto proprio lo portano al grande passo e Terradimare apre i battenti rilevando i locali che furono di “Memorie”, il ristorante di Felix Lo Basso, che poco prima aveva portato una nuova stella Michelin alla Puglia.

Ambiente e atmosfera del ristorante Terradimare di Trani

Il ristorante si trova sul lungomare di Trani e, una volta entrati, si viene avvolti da un'atmosfera calda e accogliente. Percorso il corridoio d'ingresso, ci si ritrova in un'ampia zona che comprende un angolo relax, con divano, due poltrone e luci soffuse. Le pareti grigie decorate con foglie ben si armonizzano con il pavimento sui toni del legno e i tavoli moderni, sempre in legno. In fondo alla sala un banco dal quale partono verso la sala le preparazioni dello chef e, dalla parte opposta, un'altra luminosa zona con una larga vetrata che si affaccia sul lungomare e una parete in pietra grigia ravvivata da quadri vegetali e dal logo del ristorante, che rappresenta simbolicamente la terra e il mare con un'anfora (la terra) che, capovolta, si trasforma in un polpo stilizzato (il mare). I tavoli in legno, ben distanziati e apparecchiati senza tovagliato, sono abbinati a comode sedie di design in plexiglass per un risultato di ricercata e moderna eleganza e possono ospitare un'ottantina di coperti.

La gestione della sala è affidata a Deborah Di Tondo, sorella dello chef, che si occupa anche della realizzazione degli eventi e delle feste private. Tutto in casa, insomma.

Cosa mangiare in questo ristorante: la nostra degustazione

La cucina di Domenico mette al centro della proposta il territorio. Il crudo di mare - di imprescindibile tradizione e classica proposta nei ristoranti pugliesi - contempla 6/7 tipologie ma mai, assolutamente mai, tonno e salmone, prodotti della pesca che nulla hanno a che fare con la pesca locale. Il menù cambia ogni due o tre settimane e comprende sempre tre antipasti, tre primi, tre secondi e quattro dessert, sia di mare che di terra oltre a qualche fuori carta. Domenico non ama utilizzare prodotti standard e quindi acquista da piccoli fornitori locali. La sua cucina può essere definita vera, senza fronzoli ma elegante, ogni elemento di un piatto ha una sua precisa collocazione e abbinamento, mai qualche elemento ha solo funzioni estetiche.

In carta c'è sempre la zuppa di pesce, perché Di Tondo si fa tentare dall'acquisto del pescato locale, spesso da pesci poveri come sgombri, pesci prete, merluzzi, scorfanetti, piccole ricciole, palamite, razze, ecc. e mai troverete nel suo ristorante pesci provenienti dall'estero. Ovviamente lo chef lavora anche pesci pregiati come dentici, orate e spigole di cattura, oppure seppie e calamari, che ama servire “sporchi” del proprio nero.


La nostra degustazione inizia con delle sfiziose entrèe:

  • Rosone con mortadella e pistacchi, classico abbinamento proposto su una cialda che ricorda nella forma il rosone della splendida Cattedrale di Trani

  • Focaccia con stracciatella e pomodoro, semplice nella presentazione ma molto gradita

  • Panzerottino con rape, ricotta e acciuga, una fragrante calda riproposizione del tipico panzerotto pugliese

  • Finta lisca di pesce con maionese all'ostrica, divertente nella forma e molto calibrata nel gusto


Si passa agli antipasti con una delicata Zuppetta di ceci di Zollino, mazzancolle, alloro e ristretto di crostacei, seguito da una Seppia sporca con topinambur e aglio nero. Gli assaggi di primi piatti sono stati perfettamente assortiti, cioè un pasta fatta in casa, un risotto e una pasta ripiena, quasi una sorta di dimostrazione, un catalogo delle capacità del cuoco tranese. I Fusilli fatti a mano con burro d'alpeggio, acciughe del Cantabrico e polpa di ricci sono un piatto dall'equilibrio non facile ma perfettamente centrato. Nessun ingrediente prevale sull'altro, cosa che avrebbe squilibrato il risultato, soprattutto se l'acciuga avesse coperto la dolcezza dei ricci, la cui polpa non è quella preconfezionata in barattoli ma è stata ricavata direttamente dai preziosi echinodermi, il tutto servito su un bellissimo piatto in ceramica che ne riproduce il guscio spinoso. Piatto apparentemente semplice e in realtà complesso, perché richiede mano leggera e ben dosata, con spessore e masticabilità della pasta davvero perfetti.

A seguire il Risotto con rape e canocchie, preciso e delicato, e, per ultimo, i Tortelli con ragù di puledro e caciocavallo, una bomba, un'esplosione di sapori che gridano il nome Puglia.

 

Un secondo di Ricciola alla pizzaiola, con capperi e polvere di olive ci ha riportato a gusti più miti e ha preparato il palato alle note dolci acidule del predessert Ananas, kiwi e pepe Timut che, a sua volta ha aperto la strada alla Millefoglie di crema chantilly, lamponi e salsa di cachi, a strati alternati di pasta fillo.

Dei vini se ne occupa la brava Anna De Cillis, la compagna di Domenico, che ha selezionato una carta di un centinaio di etichette, comprendente Puglia per circa un 40%, ma anche Germania, Slovenia e Francia, oltre ad una misurata proposta di bollicine metodo classico italiane e francesi e alcuni orange wine. E' possibile anche abbinare vini al calice ai piatti scelti e, se lo vorrete, Anna saprà consigliarvi con competenza.

Cosa vedere nei dintorni

Trani è città stupenda, una tra le più belle della Puglia, carica di storia e di architetture di grande importanza e bellezza. Il suo centro storico è assolutamente da visitare, il lungomare è l'ideale per una piacevole passeggiata e, imperdibile, è la visita all'incantevole Cattedrale, costruita nella rosea pietra calcarea di Trani, fulgido esempio di architettura romanica unico nel suo genere grazie anche alla sua particolare posizione, con il mare Adriatico alle spalle. A pochi passi il Castello Svevo costruito da Federico II, anch'esso sul mare, che gli consentiva un'ottima protezione dagli attacchi a causa delle acque basse.


Foto Giornalista Sandro Romano Recensione a cura di:
Sandro Romano

Giornalista

Puglia


Opinioni Ristorante Terradimare (2)

  1. Pietro

    Unico

    5 / 5

    Ristorante sul lungomare di Trani guidato dallo chef patron Domenico di Tondo e da una giovanissima brigata. In sala Debora e la sommelier Anna accolgono il cliente con simpatia e professionalità e lo accompagnano in un percorso enogastronomico unico con competenza e discrezione. Piatti preparati con prodotti freschissimi e con l'esperienza dello chef Domenico. Consigliatissimo

  2. Germanico

    Uno dei miei ristoranti preferiti in Puglia

    5 / 5

    Domenico Di Tondo lo conosco da anni e l'ho apprezzato nelle cucine dei precedenti ristoranti in cui aveva lavorato. Secondo me è un talento raro che ha la capacità di sfornare piatti di altissimo livello e di gran gusto. Voto massimo per lui e per la sua brigata.

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