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Ristorante Tesoretto di Poggiardo

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  • Ristoranti tipici regionali
  • Specialità: n.d.
Ristorante non verificato

Ristorante Tesoretto di Poggiardo: ecco cosa scrivono i nostri segnalatori

Il “Tesoretto”, sulla strada poco fuori dall’abitato di Poggiardo, prende il nome da un piccolo tesoro di monete d’argento, risalente al III secolo a.C., rinvenuto nel 1989 negli scavi della vicina area archeologica dell’antica città messapica di Vaste, ora frazione di Poggiardo. Siamo nel profondo Salento, ponte d’Oriente che ricorda, prima della dominazione romana, la presenza civilizzatrice di Greci e Messapi; Poggiardo dista sette chilometri dal mare più vicino, Santa Cesarea Terme e Castro, e una decina dalla mitica Otranto. Fernando Cretì, con numerose esperienze di cucina in Italia e all’estero, e la moglie Romina (insieme nella foto a lato), hanno pensato di titolare così il loro “Hotel Ristorante Birreria Enoteca”, con un forte richiamo alla memoria storica del luogo; del resto, la struttura è all’interno dell’area messapica e le 11 camere dell’albergo, dotate d’ogni comfort, sono indicate con i nomi di antichi contenitori, come la trozzella, l’oinochoe, l’askos o l’idria.
Il richiamo all’antichità però si ferma qui, giacché il “Tesoretto”, nato nel 2008, è un moderno complesso capace di modulare l’offerta sulle richieste di una clientela diversificata. Il piano terra ospita una steak house da 180 posti, mentre una saletta più appartata è per il ristorante di soli 35 coperti. Il menù resta unico, ma mentre la steak house diventa un animato centro giovanile, attirato qui anche da un ricco calendario di eventi musicali, il ristorante gode di un’atmosfera più riposata.
Il pubblico che affolla la birreria può scegliere fra sei tipi di birre bavaresi alla spina e numerose altre in bottiglia da abbinare con panini e crostoni, o con la classica focaccia di farina di ceci e grano, impastata con patate e variamente farcita. Ma le birre si accompagnano bene anche con le tante specialità di carne alla brace: costate di Angus irlandese, Chateaubriand, fiorentina, ma anche bavetta di kobe cileno, cervo, capriolo, cinghiale e bisonte canadese. In carta non mancano gli umidi: goulash all’ungherese, stinco di maiale al forno accanto ai classici straccetti di cavallo piccanti con vino Primitivo e noci. Gli antipasti spaziano dai crostoni caldi al foie-gras al culatello di zibello e infine alle moniceddhe alla salentina, le lumachine locali insaporite nella cipolla con vino bianco, peperoncino e alloro.
Anche nei primi si alternano piatti della tradizione e preparazioni extraregionali, dunque: ricchie (orecchiette) e maccaruni con le classiche cime di rapa e tajedda (teglia) leccese, un timballo di verdure con cozze nere, riso e pecorino, insieme ai risotti, agli spaghettoni con frutti di mare e bottarga e ai fusilli panna e prosciutto. Scavata nella roccia, l’enoteca offre una selezione di oltre 130 prestigiose etichette regionali e nazionali. Il “Tesoretto” resta aperto tutto l’anno, è chiuso solo a luglio, il servizio è veloce e accurato e la cucina poi è instancabile: non chiude prima delle due, tre di notte!

il “Mon Trésor” è:

l’attenzione ai prodotti e alle materie prime

Nonostante l’ampiezza dell’offerta in carta e il numero dei coperti, Fernando Cretì è attento nella scelta dei prodotti e sulle preparazioni. Oltre alla selezione delle birre e alle carni, che vanno dal vitello di Kobe alla scottona locale, la pasta utilizzata è quella a lunga essiccazione e a bassa temperatura della storica azienda Benedetto Cavalieri di Maglie, mentre quella fresca, orecchiette e minchiareddi (pasta corta arrotolata al ferretto), escono ancora dalle mani della mamma ottantenne. Identica attenzione per ricotta e mozzarelle, che arrivano da un caseificio artigianale di Noci (BA) e per i salumi, fra cui spicca il capocollo di Martina Franca (TA), presidio Slow food, speziato e leggermente affumicato. Il pane e grissini continuano ad essere fatti in casa utilizzando lievito madre secondo tradizione.


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