Fondatore di Slow Food, ideatore di Terra Madre e dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, aveva 76 anni. Con il motto “buono, pulito e giusto” ha cambiato il modo in cui il mondo pensa al mangiare, all’agricoltura e alla biodiversità
BRA – È morto Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food, l’uomo che più di ogni altro ha trasformato il cibo da semplice piacere della tavola a questione culturale, politica, ambientale e civile. Si è spento nella tarda serata di giovedì 21 maggio 2026 nella sua casa di Bra, nel Cuneese, all’età di 76 anni. A darne notizia è stato il movimento che lui stesso aveva fondato e guidato, ricordando la sua “grande capacità di visione” e l’amore per il bene comune, per le relazioni umane, per la natura e per la biodiversità.
Per tutti era Carlin. Nato a Bra il 22 giugno 1949, Petrini è stato gastronomo, giornalista, scrittore, militante culturale e organizzatore instancabile. Ma nessuna definizione, da sola, basta a contenerne la figura. La sua intuizione fu semplice e radicale: il cibo non è mai soltanto cibo. È memoria, territorio, lavoro, paesaggio, salute, comunità, economia, giustizia. Da questa idea nacque una delle più influenti avventure culturali italiane del secondo Novecento, capace di parlare al mondo senza perdere il passo delle colline di Langa da cui proveniva.
Gli inizi: Arcigola, il manifesto Slow Food e le battaglie
La storia pubblica di Petrini comincia nel 1986, anno in cui nasce Arcigola, l’esperienza che sarebbe poi diventata Slow Food Italia. Tre anni dopo, il 9 dicembre 1989, a Parigi, il Manifesto Slow Food venne firmato da delegazioni provenienti da diversi Paesi: fu l’atto di nascita internazionale di un movimento destinato a diffondersi ben oltre i confini della gastronomia. Petrini ne fu eletto presidente e mantenne la guida fino al 2022.
Il suo nome resta legato anche alla protesta contro l’apertura del McDonald’s in piazza di Spagna a Roma, nel 1986: un episodio diventato simbolico, spesso raccontato come il momento in cui la reazione alla standardizzazione del gusto si tradusse in proposta culturale. TIME ha ricostruito quella stagione ricordando la mobilitazione contro l’arrivo del fast food nel cuore della capitale e la successiva nascita del movimento internazionale nel 1989.
Ma Petrini non fu mai soltanto l’uomo del “no” al fast food. La sua forza fu costruire alternative. Slow Food non predicò nostalgia, ma responsabilità. Al centro mise il diritto al piacere e la formula che divenne manifesto: cibo buono, pulito e giusto. Buono per chi lo mangia, pulito per l’ambiente, giusto per chi lo produce. In quella triade, Petrini condensò una visione che anticipò molti dei temi oggi centrali: filiere corte, biodiversità, dignità del lavoro agricolo, difesa delle culture alimentari locali, critica all’omologazione e all’agroindustria senza misura.
La nascita di Terra Madre
Nel 2004 diede vita a due delle sue creature più importanti: Terra Madre, la rete internazionale delle comunità del cibo, e l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, il primo ateneo al mondo dedicato a un approccio interdisciplinare agli studi sul cibo. Con Pollenzo, Petrini portò la gastronomia nell’università, sottraendola all’idea di disciplina minore o mondana e collocandola dentro un campo complesso fatto di storia, ecologia, economia, antropologia, agricoltura e politica. Secondo Slow Food, l’ateneo ha formato circa 4.000 gastronome e gastronomi provenienti da 100 Paesi.
Terra Madre fu l’altra grande intuizione: una globalizzazione rovesciata, fondata non sull’uniformità ma sulle differenze. Piccoli produttori, pescatori, artigiani, cuochi, giovani, accademici e comunità locali furono messi in rete per dare voce a chi custodiva saperi agricoli e alimentari spesso marginalizzati dal mercato globale. Slow Food ricorda che quella rete ha contribuito alla diffusione del movimento in oltre 160 Paesi.
Il Time lo indicò come un eroe
Il riconoscimento internazionale arrivò presto. Nel 2004 TIME lo indicò tra gli “European Heroes”; nel 2013 il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente gli assegnò il premio Champions of the Earth, definito dall’UNEP il massimo riconoscimento ambientale delle Nazioni Unite, per il suo contributo alla difesa della biodiversità e delle produzioni artigianali e sostenibili.
Petrini seppe parlare a mondi diversi: contadini e chef, accademici e amministratori, ambientalisti e cattolici sociali, studenti e produttori. Negli ultimi anni fu anche tra i cofondatori delle Comunità Laudato si’, nate nel 2017 sull’ispirazione dell’enciclica ecologica di Papa Francesco. Era una traiettoria coerente con la sua idea di ecologia integrale: non la natura separata dall’uomo, ma la vita comune come rete di relazioni, responsabilità e limiti.
Autore di libri che hanno rappresentato le fondamenta della cultura gastronomica contemporanea
Autore di libri fondamentali per la cultura gastronomica contemporanea, da Buono, pulito e giusto a Cibo e libertà, da Terra madre a Slow Food. Storia di un’utopia possibile, Petrini ha lasciato una produzione che unisce saggio, manifesto e racconto civile. La sua scrittura, come la sua parola pubblica, aveva il tono del militante più che del teorico: concreta, popolare, spesso provocatoria, sempre attraversata da una fiducia ostinata nella possibilità di cambiare il mondo partendo dalle cose più quotidiane.
La sua frase più citata, ricordata anche da Slow Food nel giorno della scomparsa, era: “Chi semina utopia, raccoglie realtà.” Non era uno slogan ornamentale. Era il programma di una vita. Petrini ha seminato un’utopia contadina e cosmopolita, locale e internazionale, conviviale e politica. Ha insegnato che il piacere non è evasione, che la lentezza può essere una forma di resistenza, che scegliere cosa mangiamo significa scegliere quale agricoltura, quale economia e quale società vogliamo sostenere.
Con la sua morte scompare una delle voci italiane più riconoscibili del pensiero ecologista e alimentare globale. Resta un movimento, restano un’università, una rete mondiale di comunità, migliaia di produttori e studenti, e una parola – slow – che grazie a lui non significa arretratezza, ma attenzione. Non nostalgia, ma futuro.
Carlo Petrini ha fatto del cibo un linguaggio universale. E ha ricordato al mondo che a tavola non ci si limita a mangiare: si decide, ogni giorno, da che parte stare.
Riepilogo informazioni su Carlo Petrini
Nome: Carlo Petrini
Soprannome: Carlin
Nato: Bra, 22 giugno 1949
Morto: Bra, 21 maggio 2026
Età: 76 anni
Professione: gastronomo, giornalista, scrittore, attivista
Fondatore di: Slow Food
Ideatore di: Terra Madre; Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo
Formula simbolo: “buono, pulito e giusto”
Riconoscimenti: TIME European Hero 2004; UNEP Champions of the Earth 2013
