Tra una camminata in centro, un passaggio in aeroporto e una giornata al mare, la prima cosa che serve è l’acqua. E comprare bottigliette di plastica a ogni tappa è caro, scomodo e ormai anche un po’ poco stiloso. La borraccia riutilizzabile ha preso il posto della bottiglietta usa e getta, e quando ci metti sopra il nome o un logo diventa anche difficile da perdere o da confondere.
Chi viaggia spesso…lo sa: la borraccia col nome stampato è indispensabile
Tra una camminata, un aeroporto e una giornata al mare, la prima cosa che serve è acqua. Non il vino giusto per il crudo di gamberi, non il caffè che ti rimette al mondo alle sei del mattino. Acqua. E comprare bottigliette di plastica a ogni tappa è caro, scomodo e ormai anche un po’ fuori tempo, come presentarsi a una degustazione con il bicchiere di plastica.
Io di mestiere parlo soprattutto di quello che si beve con gusto. Eppure, dopo anni di viaggi tra cantine, sagre e stazioni con l’aria condizionata rotta, il liquido che mi ha fatto spendere più soldi a sproposito resta l’acqua liscia. La borraccia riutilizzabile ha preso il posto della bottiglietta usa e getta, e quando ci metti sopra il nome o un logo diventa anche difficile da perdere o da confondere.
Un Paese che beve in PET
I numeri, in Italia, sono da primato. Secondo le stime di Mineracqua riprese dal Sole 24 Ore, nel 2025 il mercato delle minerali ha superato i 16 miliardi di litri tra retail, porta a porta e fuoricasa, con una crescita del 4% sull’anno precedente, per un consumo pro capite di 273 litri. E l’estate appena passata ha fatto il resto: tra giugno e luglio 2026, complice il caldo prolungato, nel carrello sono finiti 97 milioni di litri in più rispetto al 2025.
Le cifre ballano un po’ a seconda di chi le conta: BDO parla di circa 260 litri a testa nel 2025. E il famoso “record mondiale” che si legge ovunque va ridimensionato, perché si tratta di un primato europeo: a livello globale il Messico registra consumi simili o leggermente superiori. Primi in Europa, quindi. Che comunque non è poco.
Il paradosso è che l’acqua del rubinetto, da noi, è mediamente buona. L’84,8% dell’acqua potabile arriva da fonti sotterranee naturalmente protette, eppure solo il 29,3% degli italiani beve regolarmente quella di casa. Paghiamo per portarci a spasso ciò che esce già dal lavandino. Un vero talento nazionale.
Il listino dell’aeroporto, ovvero l’acqua al prezzo di un Franciacorta
Chi ha passato un’ora al gate con la gola secca conosce la scena. A Istanbul si spendono in media 6 euro a bottiglietta, con punte di 9; a Berlino la media è 5,9 euro, a Francoforte 4,75. L’Italia ne esce meglio, ma solo per confronto: da noi si oscilla tra 1,8 e 2,8 euro per il mezzo litro, mentre al supermercato quella stessa bottiglietta si trova a 20 centesimi. Il colpo di teatro è che a bordo costa meno che a terra: 3 euro su Ryanair, 3,50 su easyJet. Quando una low cost diventa l’opzione economica per dissetarsi, qualcosa si è rotto.
E dire che un tentativo di mettere ordine c’era stato. Nel 2016 ACI Europe aveva raccomandato un tetto di un euro per il mezzo litro, ma l’iniziativa è rimasta senza seguito.
La buona notizia arriva dalle fontanelle, ed è qui che la borraccia vince a mani basse. Assaeroporti ha avviato un piano per cui 22 scali associati offrono ai passeggeri in partenza la ricarica gratuita di borracce e bottiglie dopo i controlli di sicurezza, tra cui Bergamo, Palermo e Cuneo, poi Catania, Pisa, Firenze, Trieste, Trapani, Pescara, Rimini, Comiso e Salerno. A Fiumicino si contano 19 erogatori tra Terminal 1 e Terminal 3, più rubinetti di acqua potabile nelle toilette segnalati da un cartello.
Sulle regole dei liquidi le cose cambiano da scalo a scalo, ma una certezza c’è: i contenitori vuoti passano ai controlli senza problemi, qualunque sia il materiale. Borraccia vuota al varco, piena al gate. Fine della lezione.
Nasoni, vedovelle e altre fontanelle: l’arte di bere gratis
In città la borraccia dà il meglio di sé, soprattutto in quelle che hanno una cultura della fontanella. Roma gioca in un campionato a parte: la storia dei nasoni comincia nel 1874, quando il sindaco Luigi Pianciani decise di portare l’acqua pubblica in strada per ragioni di igiene e salute. Quanti siano oggi dipende da chi li conta: Acea parla di oltre 3.000 fontanelle in tutta Roma, con più di 200 nasoni nel solo centro storico, altre fonti si fermano a 2.500. Il senso non cambia: a Roma comprare acqua in bottiglia per strada è quasi uno sgarbo verso la città. Per trovarle c’è un’app: si chiama Waidy Wow e basta selezionare Roma.
A Milano ci sono le vedovelle, i draghi verdi, circa 480 fontanelle pubbliche il cui nome richiama il flusso d’acqua continuo e sottile, paragonato al pianto di una vedova. Poetico, e molto pratico se hai una borraccia vuota in mano a luglio.
Cosa beviamo quando beviamo dalla bottiglietta
C’è poi un motivo in più per preferire la borraccia. Nel gennaio 2024 ricercatori della Columbia University e della Rutgers University hanno pubblicato su PNAS uno studio che, per la prima volta, ha contato le nanoplastiche nell’acqua in bottiglia. Su tre marche molto diffuse negli Stati Uniti hanno trovato da 110mila a 370mila particelle per litro, con una media di circa 240mila, il 90% delle quali classificate come nanoplastiche. La sorpresa nella sorpresa: tra i materiali non c’era solo il PET delle bottiglie ma anche un tipo di nylon, probabilmente rilasciato dai filtri usati per purificare l’acqua prima dell’imbottigliamento.
Le marche erano americane e la ricerca sugli effetti per la salute è ancora in corso. Ma riempire la propria borraccia a una fontanella resta, a occhio, una scelta più tranquilla che fidarsi dello spot con le montagne innevate.
Un anno di borraccia contro un anno di bottigliette
Non è solo una moda. In Italia la direttiva europea sulla plastica monouso è stata recepita con il decreto legislativo 196 del 2021, in vigore dal 14 gennaio 2022, che ha vietato molti articoli usa e getta in plastica e spinto verso alternative riutilizzabili, come ricorda questa scheda sulla direttiva SUP.
E sul fronte ambientale il confronto non lascia dubbi. Altroconsumo ha misurato le emissioni di un anno d’uso: un anno di bottiglie usa e getta in PET vale 48,75 kg di CO2 equivalente, mentre una borraccia termica in acciaio a doppia parete, usata per lo stesso periodo, ne emette solo 2,81. Quasi diciassette volte meno. Il motivo sta tutto nella possibilità di riutilizzarla per l’intero anno.
Sulla durata, poi, l’acciaio è imbattibile: le borracce in acciaio sono potenzialmente eterne, a patto di pulirle bene e non romperle con cadute o usi impropri. Quelle in metallo sono anche meno soggette alla proliferazione di muffe e batteri. Un oggetto che ti segue per anni, estate dopo estate.
Il nome sopra: vanità o buon senso?
Ed eccoci al punto. In un b&b, in un campeggio, in un gruppo di amici in viaggio, la borraccia personalizzata è il compagno che riconosci a colpo d’occhio. Chi cerca borracce personalizzate di solito parte dal nome o dal logo, poi sceglie il materiale in base a come viaggia. Una borraccia col nome inciso o stampato non si scambia per sbaglio in un gruppo, e questo da solo vale l’acquisto.
Quante volte hai lasciato una bottiglietta da qualche parte senza più ritrovarla? Sulla panchina della stazione, sul bancone del bar, sotto l’ombrellone del vicino. Con il nome sopra, quel problema sparisce. E c’è un effetto collaterale che mi piace parecchio: un oggetto che porta il tuo nome lo tratti meglio, lo ritrovi, lo riporti a casa. Diventa tuo davvero, e più dura più diventa sostenibile.
Inciso o stampato, il nome resta lì, nitido, anche dopo mesi di zaini, spiagge e cassetti di ostello. Molto meglio dell’etichetta scritta a pennarello che sparisce al primo lavaggio. Funziona anche come regalo, per un gruppo in partenza o per una squadra, e con un logo diventa il biglietto da visita più utile che un’azienda possa distribuire.
La prossima partenza
L’estate è finita, gli aeroporti si svuotano, le fontanelle restano lì ad aspettare. La borraccia col tuo nome sopra, invece, è già pronta per il prossimo viaggio. E costa meno di tre bottigliette al gate di Berlino.
