Milano ha un rapporto ambiguo con i suoi VIP: finge di non guardarli e intanto prenota il tavolo accanto. La geografia dei “ristoranti da avvistamento” è meno dinamica di quanto vogliano farci credere le stories di Instagram. Ci sono quattro o cinque indirizzi che resistono da decenni (Giannino, Da Giacomo, Langosteria, Ceresio 7), una manciata di locali aperti da calciatori e mogli di calciatori con esiti alterni, e un bel cimitero di insegne firmate da personaggi televisivi che hanno scoperto, a proprie spese, che la notorietà non paga l’affitto. Qui sotto trovate i posti veri, con i fatti verificati e qualche leggenda smontata.
Giannino, il nonno che resiste a tutto
Se cercate il capostipite, è lui. Giannino esiste dal 1899, e tra gli anni Cinquanta e Sessanta ospitava gente come Grace Kelly e Salvador Dalí, prima di diventare il rifugio dei calciatori del Milan. Per anni ha vissuto sull’orlo della chiusura, ha cambiato sede e proprietà, e oggi sta in via Vittor Pisani, tra gli alberghi di piazza della Repubblica e la Stazione Centrale. La conferma che è vivo arriva dalla guida rossa: Giannino dal 1899 è tra i ristoranti della guida Michelin Italia 2026, con una cucina che punta sulla tradizione milanese, risotto, ossobuco e costoletta “elefante”. Il paradosso è che i vip di oggi lo frequentano più per la storia che per la fama attuale. È un posto da cena di lavoro con l’amministratore delegato, non da selfie con la modella. Il che, a pensarci, lo rende più interessante.
Da Giacomo e Langosteria: il tavolo dove la moda non mangia
C’è una categoria di vip che a Milano conta più di attori e cantanti: i direttori creativi. E loro hanno due chiese. La prima è Da Giacomo, in via Sottocorno, la trattoria elegante con pavimenti in graniglia che da decenni è il salotto della moda a due passi da piazza Cinque Giornate. La seconda è Langosteria, il ristorante di pesce aperto nel 2007 da Enrico Buonocore, che nel giro di quindici anni è diventato un marchio con quattro insegne in città, una a Parigi al Cheval Blanc, una a Paraggi e una a St. Moritz. Il punto non è solo il crudo. Secondo FashionNetwork nessun ristoratore dell’ultimo decennio ha accolto ai propri tavoli tanti stilisti e amministratori del lusso quanto Buonocore: da Domenico Dolce a Brunello Cucinelli fino a Bernard Arnault. Durante la settimana della moda diventa la prenotazione più contesa di Milano, con un pubblico di redattrici, stilisti, modelle e dirigenti che la trasforma in un club più che in un ristorante. Chi vuole vedere una celebrità internazionale, insomma, non deve andare in un posto da celebrità. Deve andare dove mangiano quelli che le vestono.
Ceresio 7, la piscina con vista sul feed
Qui siamo nel territorio dei famosi da televisione e da social. Ceresio 7 Pools & Restaurant sta sulla terrazza del vecchio palazzo Enel di via Ceresio, oggi quartier generale di Dsquared2, ed è il locale preferito di Belen Rodriguez e di una lunga coda di volti noti, con Elio Sironi in cucina. Il fascino è quello di un rooftop con due piscine e lo skyline di Porta Nuova alle spalle: si cena benissimo, ma diciamocelo, nessuno viene qui solo per il risotto. Si viene per essere visti mentre si guarda il tramonto. Funziona da oltre dieci anni, il che in una città che brucia un locale ogni stagione è quasi un miracolo.
Penelope a casa, l’Abruzzo che piace agli attori
In via Ripamonti c’è un locale che i giornali di lifestyle citano da anni con la stessa formula, “un angolo di Abruzzo a Milano”. Penelope a casa nasce a Sambuceto, in Abruzzo, e solo dopo arriva in città. È un ristorante elegante frequentato da influencer e attori, Luca Argentero su tutti. Lo ha frequentato anche Stefano De Martino, e il menù va dalla carne al pesce, con la possibilità di fare colazione. Tradotto: è il posto dove la gente dello spettacolo va quando vuole cenare senza mettersi in posa. Il che, ironia della sorte, lo rende uno dei ristoranti più fotografati della categoria.
I ristoranti dei calciatori, da Botinero a Coraje
La tradizione del calciatore ristoratore a Milano è vecchia quanto la Serie A. Massimo Ambrosini con L’Amour, Kaladze socio di Giannino, Gattuso e Abbiati col 3 Jolie, Seedorf con Finger’s insieme a Roberto Okabe, e poi Cambiasso e Zanetti con Botinero in via San Marco. Alcuni sopravvivono, altri no. Il caso più recente e più raccontato è Coraje, aperto nel giugno 2022 in via Fiori Chiari, a Brera, da Agustina Gandolfo, moglie di Lautaro Martinez, con lo chef napoletano Domenico Paesano e una cucina che mescola Argentina e Mediterraneo. È diventato una calamita per compagni di squadra e amici della coppia, ma la partenza fu un disastro: Agustina ha ammesso di aver scelto la settimana del Salone del Mobile per aprire, e la serata è finita con Lautaro che portava i piatti ai tavoli. E i conti non sono da capogiro: la società che controlla il locale, Cittanina Srl, ha chiuso il 2023 in perdita e i soci hanno dovuto versare 580 mila euro per ripianare il rosso. Morale: il cognome sulla porta riempie la sala, ma non garantisce il bilancio.
DaV Milano, le stelle che non ci sono
Va detto, perché molti articoli lo scrivono sbagliato: DaV Milano non ha tre stelle Michelin. Le tre stelle sono di Da Vittorio a Brusaporto, casa madre della famiglia Cerea; il locale al primo piano della Torre Allianz a CityLife, aperto in sordina il 4 luglio 2022, è un’insegna di casual dining, con piatti da condividere, tre pizze in carta e i classici di Brusaporto come i paccheri e l’orecchia d’elefante. Che poi sia pieno di famosi è un altro discorso, ed è vero. I clienti storici di Brusaporto (Federica Pellegrini, Gerry Scotti, Michelle Hunziker con Aurora, Eros Ramazzotti) ora si ritrovano anche qui, all’ombra delle Tre Torri. La ragione è banale: è la cucina dei Cerea a prezzo dimezzato, a dieci minuti da casa loro.
La lezione di Cattelan
Ogni lista di “ristoranti dei vip” aggiornata ai social cita ancora Quintalino, il locale di Alessandro Cattelan in via Terraggio. Cancellatelo. Il Quintalino, aperto il 22 novembre 2023 come spin-off del Quintale di Erbusco, con Francesco Panella e la famiglia De Rosa, ha abbassato la saracinesca dopo due anni, senza annunci: la pagina Instagram è ferma da mesi e il locale ha semplicemente smesso di esistere. La formula era hamburger, design moderno e niente camerieri, un fast food di qualità, e non è mai decollato. Che è la prova migliore di come funziona davvero Milano: i vip in sala fanno rumore per un mese, poi decide il quartiere.
Dove vanno i cuochi a mangiare a Milano
Esiste un’altra aristocrazia, quella dei cuochi, che mangia in posti diversi. Il Giorno ha raccolto le preferenze delle grandi firme della cucina, da Cracco a Berton: i loro indirizzi sono Trippa di Diego Rossi in via Vasari, sempre pieno da dieci anni con la sua ossessione per il quinto quarto, Ratanà di Cesare Battisti e la stessa Langosteria. Gail Simmons, giudice di Top Chef, ha raccontato che decine di chef le avevano consigliato Trippa prima di partire. Il paradosso finale è servito: il ristorante più difficile da prenotare a Milano non è quello di Belen. È una trattoria con le frattaglie in carta e nessuna piscina. Qui trovi la lista di tutti i migliori ristoranti di Milano secondo Oraviaggiando.
Dove vanno i vip a mangiare a Milano: istruzioni per l’uso
Se volete incrociare un famoso, non scegliete il locale dal nome in insegna. Scegliete la fascia oraria (tardi, sempre tardi), il periodo (settimana della moda a febbraio e settembre, Salone in aprile) e il quartiere giusto: Brera per i calciatori, il Quadrilatero e via Savona per la moda, via Ceresio per la televisione. E soprattutto, prenotate con settimane di anticipo: per Langosteria e Giacomo Bistrot, durante la fashion week, i tavoli vanno bloccati con un mese o più di margine. Poi sedetevi, ordinate bene e fate finta di niente. È l’unica cosa che i milanesi sanno fare meglio dei vip.
