Viaggio d’affari a Modena: come organizzare la giornata attorno a una cena stellata

Viaggio d’affari a Modena: come organizzare la giornata attorno a una cena stellata

A Modena si arriva per lavoro, quasi sempre per qualcosa che ha quattro ruote e un listino a sei cifre. Chi conosce la città, però, sa che molte trattative si chiudono dopo, a tavola. In queste righe si parla di come incastrare riunioni nella Motor Valley, scelta dell’aeroporto e una prenotazione all’Osteria Francescana, confermata a tre stelle anche nella Guida MICHELIN 2026. La regola è una sola: l’agenda si piega, la cena no.

Modena, il viaggio d’affari che nessuno si aspetta

Modena non ha la faccia della classica città da “viaggio d’affari”. Niente skyline di vetro, niente centri congressi da ventimila posti. C’è un centro storico che si gira a piedi e, nel raggio di mezz’ora d’auto, alcuni dei marchi automobilistici più invidiati del pianeta. Per chi arriva per un incontro con un fornitore o una visita in stabilimento, la cena rischia di contare quanto l’ordine del giorno. A volte di più.

Quando la riunione finisce a tavola

La Motor Valley emiliana richiama manager di ogni genere: chi viene a firmare una partnership produttiva, chi a strappare condizioni migliori su una fornitura, chi a vedere con i propri occhi una linea di montaggio. Finito il lavoro resta la sera, e da queste parti la sera ha un peso specifico notevole.

Per i dirigenti che devono organizzarsi in base a una prenotazione fissa per la cena, un jet privato può offrire maggiore flessibilità quando gli orari di partenza devono adattarsi a riunioni che si protraggono fino a tardi. Anziché lasciare in anticipo una visita in stabilimento per raggiungere un aeroporto lontano, il viaggio può essere pianificato in base agli impegni già in agenda.

Tra i ristoranti TOP per cui vale la pena pianificare l’itinerario, c’è indubbiamente l’Osteria Francescana, che dall’edizione 2012 vanta tre stelle nella Guida MICHELIN Italia. Di proprietà del rinomato chef Massimo Bottura, questo ristorante in Via Stella rimane uno dei nomi più importanti della gastronomia italiana.

Trovare posto è un’impresa. Spostare la prenotazione sfiora la fantascienza. Con un menu degustazione che si aggira sui 350 euro, nessuno sano di mente lo sacrifica per un’ultima slide. Ne consegue che è la cena a dettare i tempi di tutto il resto della giornata.

Cinque stelle in provincia, e nessuna è decorativa

Ridurre Modena alla Francescana sarebbe come ridurre Maranello a un portachiavi col cavallino. La Guida 2026 assegna alla provincia cinque ristoranti stellati, il numero più alto di sempre: oltre ai tre macaron di via Stella, una stella ciascuno per L’Erba del Re in centro, Al Gatto Verde a San Damaso, Alto a Fiorano Modenese e il Cavallino a Maranello.

Quest’ultimo, per chi lavora nell’orbita Ferrari, è quasi un passaggio obbligatorio. Aperto nel 1950 davanti allo stabilimento, è il locale dove, racconta la leggenda, il Drake si sedeva ogni giorno a mezzogiorno e mezzo in punto. Dal 2021 la cucina è seguita dalla squadra di Bottura, con Riccardo Forapani e Virginia Cattaneo ai fornelli, e la prima stella è arrivata proprio con l’edizione 2026. In carta c’è persino un percorso chiamato «Supercars», messo a punto insieme al Centro Stile Ferrari. Pranzo di lavoro a Maranello, cena in via Stella: la giornata ha già una sua trama.

Balsamico, Parmigiano e un designer di automobili

Poi c’è quello che sta intorno ai piatti, e dentro. L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP si fa con il solo mosto cotto e deve riposare almeno dodici anni in batterie di botticelle di legni diversi prima di arrivare in commercio; superati i venticinque diventa extravecchio. Viene imbottigliato esclusivamente nell’ampolla da 100 millilitri disegnata da Giorgetto Giugiaro nel 1987, ed ecco che la Motor Valley rientra dalla finestra: la stessa matita che ha firmato automobili da collezione ha dato forma al contenitore dell’oro nero modenese. Il Parmigiano Reggiano, intanto, nasce nei caseifici che si sfiorano in macchina andando verso gli stabilimenti.

Bottura questo patrimonio non lo mette in teca. Lo smonta e lo rimonta: il Parmigiano declinato in stagionature, consistenze e temperature diverse, la crostatina al limone servita volutamente «caduta». Per un ingegnere reduce da una giornata di tolleranze e cicli produttivi, vedere un classico emiliano trattato come un prototipo ha un fascino particolare. E attorno a quel tavolo le discussioni del pomeriggio continuano, con la cravatta un po’ più allentata.

Il problema, come sempre, è trovare il tempo.

L’aeroporto giusto (spoiler: non è Malpensa)

Atterrare in un grande hub intercontinentale sembra la mossa più logica. Poi si guarda la cartina. Da Milano Malpensa a Modena ci sono circa 220 chilometri di strada, oltre due ore se tutto fila liscio, e intorno a Milano “se tutto fila liscio” è un’ipotesi coraggiosa. Aggiunte a una giornata già fitta, quelle ore diventano la parte più faticosa del viaggio.

Il Guglielmo Marconi di Bologna gioca in un altro campionato: una quarantina di chilometri, tra i trentacinque e i quarantacinque minuti di A1 fuori dalle ore di punta (tra le 17 e le 19 meglio evitare). Parma, con lo scalo Giuseppe Verdi a un paio di chilometri dal centro, ha senso quando il giro di incontri si sposta a ovest.

Tutto dipende da dove si tengono le riunioni e da cosa succede dopo. L’aeroporto più vicino al primo appuntamento non è per forza il più comodo, se la cena è in centro a Modena e la mattina seguente si riparte da un’altra città. Va ragionato l’itinerario intero, non la singola tratta.

Si parte dal tavolo, non dall’agenda

Gli appuntamenti di lavoro slittano, si allungano, traslocano al pomeriggio. Una prenotazione in un tre stelle resta dov’è. Il metodo più sensato è quindi pianificare a ritroso: si fissa l’ora della cena e da lì si costruisce il resto. L’ultima riunione può chiudersi senza la corsa attraverso mezza regione, e la partenza si programma su come andrà davvero la serata, non su come l’aveva immaginata qualcuno alle nove del mattino.

Lo stesso ragionamento cambia faccia alle trasferte che toccano più città. Invece di fare la spola con un hub lontano, ci si muove in Emilia seguendo gli impegni: Maranello a pranzo, Modena la sera, Bologna o Parma il giorno dopo. Meno ore in tangenziale, più ore in cui la destinazione si vive invece di attraversarla.

Il conto, alla fine

Sono poche le città d’affari con una tavola all’altezza delle riunioni che ospitano. Modena è una di queste: stabilimenti e ristoranti di livello mondiale distano pochi chilometri, e metterli nello stesso programma è meno complicato di quanto sembri.

Dopo una giornata scandita da slot e cronoprogrammi, lasciare che la serata abbia un senso tutto suo dà una certa soddisfazione. Seduti a tavola, la città si vede da un’altra angolazione. Il lavoro porta il dirigente a Modena. La cena è il motivo per cui, la mattina dopo, non avrà nessuna fretta di ripartire.