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La Capannina dell'Abetone di Pistoia

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  • Ristoranti tipici regionali
  • Specialità: n.d.
Ristorante non verificato

La Capannina dell'Abetone di Pistoia: ecco cosa scrivono i nostri segnalatori

L’Abetone è la più famosa stazione di sport invernali di tutto l’Appennino tosco-emiliano. La neve vi persiste molti mesi. Gli antichi abitanti (pastori, contadini, boscaioli) avevano imparato a procedere sulla neve adoperando smesse doghe di barili. Poi scoprirono gli sci. Verso la fine del 1800 capitarono quassù alcuni turisti svedesi, anche curiosi di scoprire posti “sciabili” e abitudini locali. Proposero agli abetonesi di fare delle gare di “slalom”. Che cos’è? Chiesero. Si tratta di passare di corsa zigzagando tra bastoncini predisposti. Fu risposto. Bene: noi siamo abituati a scender giù passando fra gli abeti. Risultato: gli abetonesi vinsero. Furono i predecessori di quegli atleti delle nevi che si affermarono in campo internazionale: i campioni del mondo Zeno Colò (mondiale e olimpico nel 1950) e Celina Seghi (mondiale nel 1950). Ma Zeno Colò si dimostrò abile anche nello sfruttare la fama del posto e la sua personale fondando nel 1955 un locale di accoglienza e di ristoro nella sua Abetone chiamato “Capannina”, subito entrato nelle preferenze dei turisti, non solo in inverno, ma anche in estate, data la bellezza panoramica di questi versanti montani. Curò il locale (bar con musica, enoteca, ristoranti) fin verso il 1960, poi passò la gestione ad altri, finchè pervenne nel 1970 alla famiglia Ugolini che la conserva ancor oggi nelle persone dei coniugi Duccio Ugolini e Miriam Manni, col concorso di una affiatata equipe di collaboratori. La zona alberata intorno all’Abetone si chiama Boscolungo: ciò fa subito intendere quanti e quali possono essere i prodotti naturali alimentari che vi possono trovare. Così è. Nelle varie stagioni tanta abbondanza di funghi, specialmente i boleti, o porcini, i galletti, e anche gli ottimi ovuli; i frutti di bosco per antonomasia, le fragoline selvatiche, le more di rovo, tanto più gustose di quelle coltivate, ma soprattutto due prodotti speciali: i mirtilli e lamponi, dai sapori incomparabili, e perfino, per qualche influenza mediterranea i pini per i pinoli, nonché, sarebbe superfluo dirlo, le castagne. “Un vero tesoro” – dice la signora Miriam che presiede alle preparazioni derivate da queste go-losità boscherecce -: marmellate, sciroppi, la migliore utilizzazione nelle crostate e, per i funghi, oltre ai normali usi di cucina, la conservazione sott’olio.
“Sempre a chilometro zero! – questa volta è lo “chef” Duccio a parlare – Con facile reperimento nei dintorni, ci procuriamo gli agnelli, i conigli, il pollame, i formaggi, le ricotte da produttori
del luogo di allevamenti controllati. Ma elenchiamo alcune ricette rappresentative della “Capannina” secondo stagione e disponibilità: fra gli antipasti “l’insalata di ovuli e parmigiano; fra i primi il risotto con i funghi galletti, fra i secondi sono raccomandabili l’agnello marinato in tegame, o le trote di torrente fritte, lo stinco con senape e confit di cipolla, fra i dolci il prelibatissimo soufflè di lamponi, ma praticamente l’elenco è assai più lungo e variato. La cantina conta numerose bottiglie nazionali ed estere ben selezionate.  Da segnalare per il suo interesse turistico, poco
sopra l’Abetone, il monte Cimone, il più alto di questo tratto appenninico con i suoi 2185 metri di altitudine, da cui, nei giorni limpidi, si possono scorgere sia il mar Tirreno che l’Adriatico.


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