

Recensione Orecchietteria San Nicola di Bari a cura del nostro giornalista
A due passi dalla Cattedrale di Bari, l'Orecchietteria San Nicola rappresenta uno di quei rari luoghi capaci di conciliare vocazione turistica e autentica identità barese. Nato come locale pensato per intercettare i flussi di visitatori della città vecchia, è diventato nel tempo un vero punto di riferimento per chi cerca cucina pugliese di qualità, senza compromessi su materia prima, servizio e atmosfera. Qui si viene accolti in un ambiente suggestivo, tra scorci di Bari Vecchia e una sala raccolta ma ariosa, mentre uno staff efficiente e attento - guidato con professionalità e calma anche nei momenti più frenetici - garantisce un’esperienza fluida nonostante ritmi intensissimi. Il cuore dell'offerta è una cucina di mare e tradizione, con crudi di pesce eccezionali, antipasti memorabili e orecchiette che restano impresse nella memoria. Il valore aggiunto? La capacità di servire alta qualità per dodici ore consecutive, mantenendo gentilezza e precisione. Un ristorante che merita di essere provato perché riesce in qualcosa di raro: essere per turisti, ma non turistico.
Ambiente e atmosfera dell’Orecchietteria San Nicola Bari. Per turisti ma non turistico
Bari, a due passi dalla Cattedrale. Orecchietteria San Nicola. Giornata di sole di fine maggio. Domenica a pranzo. La nostra guida indigena conduce una truppa variegata di dodici persone di varia umanità. Il nostro target primario è il crudo di pesce ma la presenza di fanciulli, bimbi e un “difettoso” (chi scrive) complicano la performance.
Pullula di avventori il luogo, ma, guidato dal nostro scout scendiamo una scaletta per entrare in una di quelle sale di falso piano di cui la Città Vecchia è generosa. Il posto è bello, caratteristico e, date le condizioni, financo silenzioso. Un lungomare bellissimo, l'arco basso che porta alla basilica, la sala raccolta ma spaziosa pongono nello spirito giusto, ricordandomi l’esperienza remota sulla ospitalità barese della città vecchia. Un pochino si dirada il retropensiero sulla “turisticità” della evoluzione della cucina barese.
Storia dell’Orecchietteria San Nicola
Come sempre non ho guardato le medaglie e le attestazioni, mi sono affidato alle parole. Il conduttore è un giovane di poco più di 40 anni, Michele Zambetti, curriculum lungo e articolato sia nella relazione con il pubblico che quella con le materie prime.
L’esperienza nel rapporto con il pubblico si è maturata in un bar storico del secolo XX, che occupava una parte di quello che adesso è l’Orecchietteria. Ed era un tempo nel quale, a mia memoria, Bari Vecchia offriva numerosi rifugi nei quali saziare corpo e spirito. Poi tutto cambia e Michele si ritrova a pensare: “Ma perché per farmi una cena devo andare a Poggiofranco?”
E il bar cresce finché nel 2022, in pieno CoVID, l'Orecchietteria San Nicola apre i battenti a chi vuole mangiar qualcosa a Bari Vecchia. Una discendenza da uomini del mare ci consegna una qualità di pesce che è compresa tra l'eccezionale e il superlativo. Per non parlare dei frutti di mare strettamente stagionali.
Lo staff? Quelli con i quali siamo venuti a contatto sono praticamente dei ninja, appaiono e scompaiono in un batter d'occhio, tranne il nostro riferimento: il signor Natale, che riesce ad esser calmo anche nei momenti più infernali e si materializza al pensiero.
Cosa mangiare presso Orecchietteria San Nicola Bari, i piatti più rappresentativi e più apprezzati
Natale & c. ordiscono un tavolo di crudi che fanno bene a tutto; mette a posto i fanciulli, porta la carta dei vini e si ricorda a memoria quello che ha, anche se scelgo bottiglie ottime di uso non comune.
Passi per la Verdeca, ma impigno, Susumaniello e perfino il rosato di Pinot Noir non credo che siano all'odg.
E nel mentre si occupa di un tavolo di dodici persone di stretta osservanza pugliese (il pranzo dura dalle 13.30 alle 17.30) altri ospiti di plurima provenienza si alterano ai tavoli per dei lunch short e, di rado, light.
Nel girone infernale che è costretto a gestire, con la collaborazione di alcuni colleghi, Natale riesce a mettere a tavola delle meraviglie dal profumo inebriante. Qualità non alta bensì altissima e, alla mia richiesta di qualcosa di cui avevo desiderio, mi hanno risposto come si risponde: non è tempo. In poco tempo gli antipasti prendono forme, che le forme sono tante e tutte di mirabile bellezza e di grandi profumi e sapori. La narrazione degli antipasti è lunga e articolata. Su tutto gli scampi freschissimi e una tagliatella che resta impressa nella memoria. I carpacci di pesce intero. Poi gli antipasti cotti e qui va fatto il ponte.
Chiedo a Natale se è possibile riportare le lische e le teste dello sfilettato crudo in cucina e farne un passaggio nell'olio bollente. Natale mi sorride invitandomi a non avere fretta, lasciandomi quasi sconsolato. Il tutto dura pochi minuti e ritornano lische e teste dorate meravigliosamente. “Chissà quanto mi hanno insultato” mi viene da pensare, ma quando mi ricapita di provare il fritto da barca? E scorre il pranzo con dei primi di orecchiette stratosferiche (la Sangiovanni sopra a tutte).
E la mia narrazione si ferma qui, anzi no, avendo uno stimolo nostalgico chiedo a Natale due brasciole… anche qui il centro è assicurato ma un po' troppo evoluto. Quel meraviglioso spicchio di aglio, quella punta di peperoncino e quella foresta di prezzemolo e sedano non ci sono più.
Le esigenze dei clienti hanno ucciso quello speciale rapporto che ti consentiva di tornare alla ancestralità più vera. Poi ho abbandonato il campo, mi sono perso i secondi e i dolci, ma se la nostra pugliesità è intonsa nell'anima, il corpo non è più quello di una volta. Comunque il resto dell'apostolato ha onorato il tutto come si deve.
Ho deciso di scrivere queste note perché siamo in un posto che lavora con la cucina aperta dodici ore al giorno (dalle 12 alle 23.30) e che riesce a declinare la continuità dei flussi con la gentilezza e la qualità delle preparazioni. Sia nella materia prima che nella cucina. E siamo in un ristorante che ha ottanta posti che girano come ballerine volanti. Il paradosso? Nacque come locale turistico ed è diventato uno dei riferimenti della baresità autentica.
Il costo è proporzionale al consumo senza eccesso alcuno. Ma quand'anche ci si volesse concedere un eccesso non solo è possibile ma ne varrebbe la pena.
La parte turistica di Orecchietteria San Nicola Bari
Che dire? Sei già arrivato, e bastano cento metri per prendere il sole in riva al mare.
Recensione a cura di:Pino De Luca
Wine & Food Writer
Puglia
