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Trattoria Al Bersagliere di Verona

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  • Ristoranti tipici regionali
  • Specialità: n.d.
Ristorante non verificato

Trattoria Al Bersagliere di Verona: ecco cosa scrivono i nostri segnalatori

Svezzato nell’albergo di famiglia gestito dai nonni a Bolca, Leopoldo Ramponi sviluppò inconsciamente fin da piccolo quelle doti che l’avrebbero portato ad alternarsi a vario titolo nei locali che nel tempo si è trovato a gestire. Cervello fino e scarpone grosso, Leopoldo scende nella città scaligera per fare esperienza come cameriere e, dopo una formazione presso la famosa enoteca Corsini, decide di aprire un bar-osteria nel quartiere Filippini. Fin dagli esordi si capisce la sua impronta filosofica: diversificarsi per rendersi visibili. Ecco che il semplice bar – siamo agli inizi degli anni ottanta – mesce vini al calice di varia provenienza geografica, quattro birre speciali alla spina a corredo di panini imbottiti dalle più differenti varietà gastronomiche tali da rendere insipide quelle pallide rosette sposate a qualche fetta di prosciutto tanto frequenti nei bar dell’epoca.
Da lì, al Leon d’Oro: l’American bar veronese per eccellenza della metà degli anni ottanta. Un periodo pieno di soddisfazioni dove la formazione da barman raggiunge l’apice aumentando la sua preparazione in distillati e liquori e nella loro miscelazione. Gli inizi degli anni novanta lo vedono rilevare, assieme alla moglie Marina che lo seguiva fini dagli esordi, la trattoria Al Bersagliere, cementando indissolubilmente il loro legame con il quartiere Filippini, centro della loro attività di ristoratori. Marina Tezza si occupa della cucina alla quale ha dato un’impronta tipicamente veronese, o meglio veneta dato che uno dei loro fiori all’occhiello è il baccalà alla vicentina (foto 4) che proprio tipico veronese non è. La pastissada de caval con polenta (foto 2) o le costolette d’agnello (foto 3) si fanno notare in un menù ricco anche di primi tra i quali citiamo i bigoli all’anatra (foto 1). I dolci sono il cavallo di battaglia di Marina, per i quali entrò in cucina ventidue anni fa scalzando poi lo chef titolare tout court. La sua rivisitazione della zuppa inglese con pandoro e savoiardi merita una citazione, assieme alla frutta flambé o al diplomatico (foto 5) che non manca mai. A corredo di una buona tavola non poteva mancare una buona cantina. La fortuna di poter stivare più di duecento etichette, molte delle quali veronesi, nelle volte sotterranee del 1200, rende la carta dei vini ancora più prestigiosa, più di quanto la rendano etichette famose di assoluto livello internazionale. Le reminiscenze da barman hanno portato in dote al ristorante una collezione di distillati notevole, dove spiccano tra l’altro trecento etichette di whisky. Se Marina domina la cucina, Leopoldo e il figlio Alessandro controllano le quattro sale che annoverano fino a ottanta posti a sedere compreso il dehors, fruibili da martedì a sabato sera compresi.

Il “Mon Trésor” è:

la cucina flambé

Nessuna formazione scolastica riesce a dare l’impronta “old-style” tipica della vecchia guardia, della quale Leopoldo Ramponi si sente orgogliosamente parte, perché è quella che ha imparato tutta sul campo, quando la vera scuola era la vita quotidiana, suddivisa tra sala e cucina. C’è una cosa che la vecchia guardia ha sempre saputo fare bene e che nostalgicamente manca in molte sale dei moderni ristoranti. Prima ancora che realizzare cucine a vista, dove è si possibile vedere all’opera gli chef ma da dietro a un vetro quasi a volere (e dovere) comunque delimitare un’area off-limits, c’era la buona usanza di portare la cucina in sala, lasciando al maìtre delega per la cottura di un filetto alla Voronoff piuttosto che quella di un rognone o della frutta flambé. Leopoldo ricrea nella sua trattoria l’atmosfera calda di una cottura alla fiamma di fronte ai commensali a sugellare un momento di comunione tra la cucina e la sala, regalando ai convitati lo spettacolo di una fiamma nuda come quella che Henry Charpertier regalò al futuro Edoardo VII al Café de Paris di Montecarlo per le prime crepes Suzette della storia.


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