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Ristorante Quartopiano Suite Restaurant di Rimini

5.0/5
  • 226655 visualizzazioni
  • Ristoranti pesce
  • Prezzo medio: € 35,00 - € 55,00
  • Via Gabriello Chiabrera, 34 - 47924 Rimini (RN)
  • pesce, cucina creativa, cucina d'autore
Si ringraziano gli sponsor Acquista lo spazio
Ristorante verificato

Recensione Ristorante Quartopiano Suite Restaurant di Rimini a cura del nostro giornalista

Cibo
5/5
Eccellente
Servizio
5/5
Eccellente
Atmosfera
5/5
Eccellente
Tradizione / Innovazione
30% / 70%
Fortemente orientati all'innovazione

Ci sono ristoranti che si ricordano per un singolo piatto e altri che restano impressi per l’insieme delle emozioni che riescono a trasmettere. Il Quartopiano Suite Restaurant di Rimini appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Situato al quarto piano del Palazzo SGR, in una posizione sospesa tra città, cielo e mare Adriatico, questo indirizzo ha saputo costruire nel tempo una propria identità precisa, elegante e riconoscibile. Merito della visione dello chef Silver Succi, interprete sensibile della cucina romagnola contemporanea, e della regia di sala affidata a Fabrizio Timpanaro, maître e sommelier capace di accompagnare l’ospite con misura, competenza e naturalezza.

Al Quartopiano Rimini la tecnica non viene mai esibita per stupire, ma utilizzata per dare profondità al gusto. Ogni portata racconta un frammento di territorio, alternando memoria, mare, stagionalità e intuizioni contemporanee. A completare l’esperienza c’è un ambiente raffinato, luminoso e panoramico, dove la vista su Rimini diventa parte integrante del racconto gastronomico.

Cosa mangiare presso Quartopiano Rimini: la nostra degustazione

Quando si affronta la cucina del Quartopiano Suite Restaurant di Rimini, si percepisce subito una mano esperta, abituata a ragionare non soltanto sul piatto, ma sull’intero percorso dell’ospite. La cucina di Silver Succi non cerca scorciatoie né effetti speciali fini a sé stessi: lavora per stratificazioni, per contrasti misurati, per richiami alla tradizione romagnola che vengono reinterpretati con consapevolezza contemporanea.

Il percorso degustazione si è aperto con una sequenza di piccoli assaggi pensati per introdurre l'ospite alla filosofia della cucina attraverso contrasti misurati, tecnica e una grande attenzione alla materia prima. La Crema di piselli con panna acida e caviale ha conquistato fin dal primo assaggio grazie all'equilibrio tra la dolcezza vegetale del legume, la nota lattica della panna e la raffinata sapidità del caviale. L'Ovetto di quaglia con burro d'acciughe ha racchiuso in un solo boccone cremosità e intensità marina, mentre l'Hummus di ceci con piadina croccante ha proposto una rilettura contemporanea della quotidianità romagnola. A completare l'aperitivo sono arrivati il Burro salato con pomodoro confit e pane con lievito naturale, capace di esaltare la qualità degli ingredienti più semplici, e un delicato Bocconcino di baccalà mantecato, avvolgente e gustoso.

Gli antipasti

Gli antipasti hanno confermato sin da subito la personalità della cucina. Il Carpaccio di spigola con salsa di kiwi giallo, jalapeño marinato, fave e cristalli di sale ha valorizzato la delicatezza del pesce attraverso un interessante gioco di freschezze, acidità e leggere note piccanti. Molto riuscita anche la Triglia ripiena di baba ganoush, accompagnata da peperone corno, stracciatella e pomodoro marinato alla menta. In questo piatto si sono intrecciate suggestioni mediterranee e richiami mediorientali, dando vita a un insieme armonioso nel quale affumicature, dolcezze e note erbacee si sono alternate con equilibrio.

I Primi

La proposta dei primi piatti ha rappresentato uno dei momenti più convincenti dell'intera esperienza. La Pasta battuta risottata con cagnetto, zucchine e brodetto riminese si è rivelata un autentico omaggio all'Adriatico e alla tradizione gastronomica locale. La particolare lavorazione della pasta, trattata come un risotto, ha consentito di assorbire pienamente i profumi del brodetto, restituendo un piatto intenso ma perfettamente bilanciato. I Raviolini del plin ripieni di caprino, riccioli di seppia e pomodoro alla marinara hanno invece sorpreso per la capacità di unire mondi apparentemente lontani. La cremosità del caprino ha trovato il giusto contrappunto nella sapidità della seppia e nella vivace freschezza del pomodoro.

I Secondi

Tra i secondi, il Bocconcino di ricciola profumato al pepe agrumato, servito con salsa allo yogurt e caviale e accompagnato da fiori di zucca fritti ha messo in evidenza la qualità della materia prima e la precisione delle esecuzioni. La carne del pesce si è presentata succosa e delicata, mentre yogurt e caviale hanno contribuito a creare un piacevole equilibrio tra freschezza e sapidità. Di carattere più deciso il Controfiletto di agnello su morbido di patate e salsa di raguse in porchetta, una preparazione originale che ha saputo coniugare la profondità della carne con una sorprendente componente marina. La salsa di murici, arricchita dagli aromi tipici della porchetta, ha donato al piatto una complessità gustativa particolarmente interessante.

I Dessert

La conclusione è stata affidata a due dessert capaci di chiudere il percorso con coerenza ed eleganza. Il Magnum al cioccolato andoa 70%, gelée al lampone, crumble di mandorle e gelato al matcha ha offerto un piacevole contrasto tra l'intensità del cacao, la freschezza del lampone e le sfumature vegetali del tè verde. Il Parfait alle arachidi salate con ananas scottato e sorbetto al mango ha invece regalato una chiusura più fresca ed esotica, caratterizzata da un equilibrato dialogo tra dolcezza, sapidità e acidità.

Nel complesso, la degustazione si è distinta per coerenza, creatività e capacità di valorizzare ingredienti di grande qualità attraverso accostamenti mai scontati. Un percorso che ha saputo alternare eleganza e personalità, mantenendo sempre il gusto al centro del racconto gastronomico.

A rendere l’esperienza ancora più completa contribuisce la carta dei vini, curata da Fabrizio Timpanaro. Qui il vino non è semplice accompagnamento, ma parte viva del percorso: uno strumento di dialogo tra cucina, territorio e sensibilità dell’ospite. È proprio in questo equilibrio tra cucina e sala che il Quartopiano dimostra la maturità dei grandi ristoranti.

Storia del Quartopiano

La storia del Quartopiano è profondamente legata alla figura di Silver Succi, chef di grande esperienza e interprete autentico della cucina romagnola contemporanea. Nato a Forlimpopoli, città simbolo della cultura gastronomica italiana e patria di Pellegrino Artusi, Succi porta con sé una formazione solida, costruita prima alla Scuola Alberghiera di Rimini e poi attraverso esperienze accanto a maestri come Vincenzo Cammerucci e Gino Angelini.

Nel suo percorso si avverte la disciplina della gavetta vera, quella che insegna non solo la tecnica, ma anche il rispetto per il prodotto, per il tempo e per il lavoro di squadra. La sua cucina nasce da questa base concreta: non una creatività astratta, ma una ricerca che parte dalla memoria, dal territorio e dalla conoscenza profonda degli ingredienti.

La scelta della sede del Quartopiano Suite Restaurant, al quarto piano del Palazzo SGR di Rimini, è stata una sfida non facile soprattutto agli inizi. Un ristorante gourmet collocato all’interno di un centro congressi, in una posizione insolita rispetto ai percorsi più prevedibili della ristorazione cittadina, avrebbe potuto rappresentare un limite. Con il tempo, invece, quella stessa particolarità è diventata un elemento distintivo.

Salire al quarto piano significa già compiere un piccolo distacco dalla quotidianità. Il ristorante non si concede immediatamente alla strada: va raggiunto, scoperto, cercato. E questa dimensione leggermente appartata ha contribuito a costruire il fascino del locale, oggi riconosciuto come uno degli indirizzi più interessanti della ristorazione gourmet a Rimini.

Accanto a Silver Succi, un ruolo fondamentale è ricoperto da Fabrizio Timpanaro, maître e sommelier, figura centrale nell’identità della sala. La sua presenza dà continuità, eleganza e profondità all’esperienza. Il servizio non appare mai impostato, ma misurato, attento, capace di leggere il tavolo e accompagnare l’ospite senza invadenza.

Un rapido accenno va anche al Gruppo Società Gas Rimini S.p.A. (SGR), realtà proprietaria che ha creduto nel progetto e nella valorizzazione di uno spazio capace di unire accoglienza, cucina e panorama.

La filosofia di Succi si può sintetizzare in un’espressione particolarmente efficace: chilometro buono. Non una semplice adesione al concetto di prossimità geografica, ma una scelta più ampia, fondata sulla qualità reale della materia prima, sulla stagionalità e sulla capacità di trasformare il prodotto senza snaturarlo. In questo senso, il Quartopiano Rimini racconta una Romagna evoluta, elegante, consapevole, lontana dagli stereotipi ma profondamente fedele alla propria identità.

Ambiente e atmosfera del Quartopiano Rimini

Dopo aver parlato di cucina, vale la pena soffermarsi anche sugli ambienti e sull'atmosfera del Quartopiano Rimini. L’impressione è quella di entrare in un luogo sospeso, lontano dall’immagine più rumorosa e balneare della città. Salendo al quarto piano del Palazzo SGR, Rimini sembra cambiare ritmo: la strada si allontana, la luce si apre, lo sguardo trova spazio. Le grandi vetrate sono tra gli elementi più suggestivi del ristorante. Non funzionano soltanto come cornice, ma diventano parte integrante dell’esperienza. Da qui la vista abbraccia la città, l’entroterra romagnolo e il profilo del mare Adriatico, regalando una prospettiva insolita e affascinante su Rimini. Durante il giorno la sala vive di luce naturale; al tramonto, invece, l’atmosfera si fa più intima, con il cielo che si colora e le prime luci urbane che iniziano a disegnare il paesaggio. Una suggestione quasi onirica che non vedi l'ora di tornare a rivivere.

Gli interni parlano un linguaggio contemporaneo, elegante ma non freddo. I tavoli rotondi, ben distanziati, favoriscono una sensazione di privacy e comfort. Le sedute accoglienti, i dettagli dorati, i separé decorativi e i lampadari scenografici contribuiscono a creare un ambiente raffinato, nel quale ogni elemento sembra pensato per accompagnare la cena senza sovrastarla.

Colpisce in particolare l’equilibrio tra luminosità e intimità. La sala non appare mai eccessiva, pur conservando un’impronta estetica riconoscibile. I separé traforati creano giochi di luce e profondità, mentre la mise en place curata comunica fin da subito attenzione, ordine e desiderio di accogliere l’ospite con garbo.

In un ristorante di questo livello, però, l’ambiente da solo non basta. A fare la differenza è il modo in cui lo spazio viene abitato dalla sala. La presenza di Fabrizio Timpanaro e della sua squadra restituisce una sensazione di controllo sereno: il servizio è preciso, ma mai rigido; elegante, ma mai distante. È una forma di ospitalità adulta, costruita sull’esperienza e sulla capacità di capire quando intervenire e quando lasciare spazio al piacere della conversazione.

Il Quartopiano Suite Restaurant di Rimini riesce così a creare un’atmosfera rara: panoramica senza essere turistica, raffinata senza essere ingessata, contemporanea senza perdere calore. È un luogo in cui la cucina di Silver Succi, il servizio, la sala e la vista panoramica su Rimini concorrono alla stessa narrazione.

Ed è proprio questa coerenza complessiva a rendere il Quartopiano un indirizzo da conoscere. Non soltanto per mangiare bene, ma per vivere una vera esperienza gastronomica a Rimini, fatta di sapori, luce, misura e memoria.


Foto Direttore Editoriale Giovanni Mastropasqua Recensione a cura di:
Giovanni Mastropasqua

Direttore Editoriale

Marche



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