














Da Lucio: l'esperienza raccontata da Massimo Penna
Jacopo Ticchi ha fatto del Ristorante Da Lucio di Rimini qualcosa di difficile da classificare: un luogo dove la tradizione adriatica viene smontata, studiata e rimontata con strumenti inediti, senza perdere nulla della sua identità più profonda. Qui il pesce non viene semplicemente cucinato: viene interrogato, maturato, trasformato con pazienza e metodo, fino a rivelare sfumature di sapore che la cucina di mare convenzionale raramente lascia intravedere. Forse è proprio questo il segno più autentico della cucina di Ticchi: la capacità di rendere contemporaneo ciò che il mare offre da sempre
Jacopo Ticchi, lo studio del tempo e della trasformazione
Nato nel 1994, Jacopo Ticchi cresce tra il porto e la cucina di famiglia, in quell’osmosi naturale tra vita e mestiere che spesso è il miglior punto di partenza per un cuoco, non ha percorso le strade dell’alta formazione tradizionale: la sua è una preparazione costruita sul campo, attraverso l’osservazione diretta, la sperimentazione continua e un approccio al prodotto ittico che ha più di scientifico che di artigianale.
Il cuore della sua ricerca è la frollatura del pesce: pesci di grande taglia vengono fatti riposare in celle a temperatura controllata per giorni o anche settimane, perdendo progressivamente acqua e sviluppando aromi sempre più profondi e complessi.
Il risultato finale è una carne di densità insolita, quasi burrosa, capace di reggere cotture importanti senza perdere carattere.
È un metodo che guarda alla materia prima con la stessa attenzione che un macellaio riserva alla carne, tagli anatomici precisi, rispetto dei tempi, valorizzazione di ogni parte dell’animale. Pur rimanendo profondamente radicata nell’identità romagnola, questa cucina ragiona con una logica che ricorda le scuole nordeuropee: essenziale, concentrata, fondata sul primato assoluto del prodotto.
In sala abbiamo personale giovane ma altamente professionale che garantisce un servizio attento, competente e mai invadente, che accompagna la cena con la stessa precisione con cui la cucina costruisce i propri piatti.
Ambiente e atmosfera: un'architettura che dialoga con il mare
L’edificio si presenta con una sobrietà quasi nordica: linee geometriche pulite, grandi superfici vetrate, una combinazione di legno chiaro e metallo che non cerca effetti scenografici ma si limita, con grande efficacia, a fare da tramite tra l’interno e il paesaggio marino che lo circonda.
Visto dall’esterno, di sera, il ristorante assomiglia a una lanterna posata sull’acqua, un punto di luce discreto ma riconoscibile lungo il profilo del porto.
Dentro, lo spazio respira, le vetrate panoramiche dominano la sala, lasciando entrare il mare in ogni ora del giorno: d’inverno con la sua luce grigia e densa, d’estate con il riverbero brillante dell’Adriatico.
Il cielo, l’acqua, i movimenti delle imbarcazioni nel porto diventano una scenografia naturale che cambia continuamente, trasformando ogni cena in un’esperienza visiva diversa. I tavoli sono essenziali, ben distanziati, circondati da tonalità neutre che non competono con nulla né con il paesaggio fuori, né con i piatti che arrivano in tavola.
La cucina a vista si apre sulla sala come un palcoscenico sobrio e preciso, dove la brigata lavora in silenzio e i gesti della preparazione diventano parte integrante dell’esperienza dell’ospite.
L’architettura, in definitiva, non aspira a essere protagonista: sceglie invece il ruolo più difficile, e più elegante, di chi sa farsi da parte al momento giusto.
Cosa si mangia presso il ristorante Da Lucio di Rimini
Un’esperienza di rara coerenza, dove ogni scelta, dal prodotto alla cottura, dall’abbinamento al servizio risponde a una visione precisa e riconoscibile... e poi il mare. Frollato, maturato, trasformato.
La cena si apre con una interessante bollicina, il metodo ancestrale, “Saldalama” di Podere Sottoilnoce, abbinato a cappelletti vuoti in un brodo di canocchie con verdure ossidate: un inizio meditativo che introduce il vocabolario della cucina di Ticchi prima ancora che i piatti principali prendano forma.
Con un calice di Zephyr 2021 della cantina Mare Nostrum arriva subito la dimostrazione più eloquente della firma dello chef: la ricciola frollata quindici giorni, dalla consistenza densa e avvolgente, accompagnata da un olio aromatizzato all’alloro e alla cannella. Un assaggio che dice già tutto su ciò che seguirà. Prosegue una sequenza di crudi costruita con grande precisione: ombrina con nero di seppia, lardo di mora romagnola e lattuga di mare; triglia appena scottata e laccata con una salsa ricavata dai propri fegatini, ricci di mare e pepe agrumato; rana pescatrice e capasanta crude con mandarino verde, burro alla bourguignonne ed emulsione al corallo della capasanta stessa.
Ogni piatto racconta una parte diversa del mare, trattata con il rispetto dovuto a una materia prima che lo chef conosce fin nei minimi dettagli anatomici. Tra i piatti da non perdere, il filetto di spigola cotto alla brace dalla parte della pelle, croccante fuori, morbidissimo dentro, servito con fegati di rana pescatrice e salsa pil pil, abbinato a un Verdicchio dei Castelli di Jesi “Colle Bianco” 2024, un momento di padronanza tecnica assoluta. Altrettanto memorabile lo spaghetto stracotto e poi caramellato nel forno a legna, posato su un fondo di cipolla bruciata e polpo crudo, abbinato a una granita di pompelmo e acqua di mare: un piatto costruito interamente sul contrasto, caldo e freddo, morbido e croccante, marino e agrumato, capace di sorprendere e insieme di ripulire il palato con grande intelligenza.
Il momento più identitario della serata è il brodetto riminese: riso selenio prima cotto nel brodetto di pesce e poi gratinato nel forno a legna, servito con la salsa tipica della tradizione riminese, seppie, mazzancolle, filetti di pesci misti, un battuto di molluschi ed erbe aromatiche. Un piatto che racconta radici profonde con strumenti contemporanei, in abbinamento a un Côtes du Marmandais Clos Baquey 2019 di Elian Da Ros.
Da non perdere anche la ventresca di ricciola alla brace con fondo bruno di pesce, proposta in un doppio abbinamento con un Hautes Côtes de Nuits Rouge 2022 e un Côtes du Jura La Grange 476 2022.
A chiudere la parte dolce, una quenelle di gelato al fior di latte con marmellata di arance amare, alghe secche e ostrica cotta nella panna alla vaniglia, in abbinamento a un Madeira Sercial Reserva Velha 10 YO di Barbeito, un finale che mantiene fino all’ultimo la stessa coerenza di pensiero che attraversa tutto il menu.
La piccola pasticceria al bancone conclude la serata con garbo.
L’ abbinamento vini percorre con curiosità confini geografici ampi, dal Pinot Nero tedesco di Bernhard Huber al Metodo Classico lombardo di Bianchi Filippo, passando per le etichette francesi di Elian Da Ros, confermando un approccio agli abbinamenti libero da logiche regionali, in perfetta sintonia con una cucina che ragiona allo stesso modo.
I dintorni di Rimini: il centro storico e tutto il bello della Riviera
Da Lucio si trova direttamente sul porto di Rimini, e questa posizione privilegiata è già di per sé un invito a esplorare una città che sa sorprendere chi si aspetta soltanto il mare e la Riviera. Il centro storico nasconde testimonianze di grande valore: l’Arco d’Augusto, tra i più antichi e meglio conservati archi romani ancora in piedi, e il Ponte di Tiberio, ancora percorribile dopo duemila anni, aprono uno squarcio su una Rimini molto anteriore alla sua vocazione balneare.
Il Tempio Malatestiano, con gli affreschi di Piero della Francesca, è una sosta imprescindibile per chiunque abbia interesse per il Rinascimento italiano.
Una passeggiata lungo il porto nelle ore del mattino o al tramonto restituisce invece la Rimini più autentica, quella dei pescatori e dei marinai, lontana dal chiasso estivo, un contesto che, non a caso, è lo stesso da cui è nata la cucina di Jacopo Ticchi.
Chi desidera allargare il raggio d’azione troverà verso sud le atmosfere più raccolte di Cattolica e Gabicce Mare, mentre nell’entroterra i borghi della Valmarecchia, con il Castello di Montebello in testa, offrono un paesaggio di colline e rocche medievali che sembra esistere in un tempo completamente diverso da quello del litorale, eppure si raggiunge in pochi minuti.
Recensione a cura di:Massimo Penna
Puglia
