






Recensione Leo's Braci d'Autore di Polignano a Mare a cura del nostro giornalista
Leo's Braci d'Autore a Polignano a Mare è il racconto di una tradizione familiare che parte dal 1854 e si trasforma, nel tempo, da storica macelleria a ristorante contemporaneo dedicato alla carne. Il progetto nasce nel 2012 grazie a Pasquale Borracci, visionario che sceglie di puntare solo su bovini femmina locali e su una qualità capace di superare il concetto della classica braceria pugliese. Con Leo Borracci arriva la svolta decisiva: nel 2019 il locale evolve in un vero ristorante, dove la carne diventa linguaggio gastronomico e non semplice consumo. L'ambiente, elegante ma caldo, ospita 70 coperti tra ferro, legno e rovere, con un grande banco centrale che rende la lavorazione della carne parte dello spettacolo. La cucina ruota intorno all'utilizzo totale dell'animale: costate, T-bone, tartare, carpacci, frattaglie e animelle di vitello, simbolo di una proposta gastronomica che valorizza ogni taglio. Iconiche la tartare con abbinamenti stagionali e la guancia di manzo cotta 18 ore a bassa temperatura. Tra i primi spiccano la strascinata con la brasciola e lo spaghettone con pomodoro lavorato a crudo e burrata. A pochi passi dal Museo Pino Pascali e dallo scoglio dell’Eremita, Leo's conferma che a Polignano si può arrivare non solo per il mare, ma anche per una cucina che ha fatto della carne una vera identità.
Ambiente e atmosfera del ristorante Leo's Braci D'Autore a Polignano a Mare
A Polignano a Mare, lontano dall'idea stereotipata della braceria rumorosa e spartana, Leo's costruisce un'esperienza diversa: più rilassata, più elegante, più consapevole.
Niente tavoli serrati, rumori di fondo, servizio veloce e un rapporto quasi esclusivamente funzionale con il cibo. Qui, invece, l’obiettivo è diverso: trasformare la carne in un'esperienza gastronomica completa, dove anche lo spazio diventa parte del racconto.
Ci troviamo nella zona sud della città, in via Parco del Lauro, in un'area che guarda verso lo scoglio dell’Eremita e si sviluppa vicino al Museo Pino Pascali, zona più raccolta e meno turistica rispetto al centro storico, che permette al ristorante di mantenere una propria identità, lontana dalla frenesia del passeggio turistico e più vicina a un'idea di destinazione scelta consapevolmente. Il locale accoglie circa 70 coperti in uno spazio ampio e armonico, dove il legno naturale, il ferro e il rovere definiscono un'estetica industriale ma calda ed elegante, mai fredda.
Al centro della sala si impone il grande banco in rovere, vero fulcro scenico e operativo del ristorante. È qui che si affettano i prosciutti, si lavorano i tagli più importanti, si completa il servizio live e si costruisce quella relazione diretta tra cliente e prodotto che da Leo's è considerato fondamentale. Non è un semplice elemento di design, ma una dichiarazione di trasparenza: la carne non arriva nascosta dalla cucina, ma si mostra.
L'atmosfera resta volutamente rilassata, mai caotica, da ristorante contemporaneo che ha scelto la carne come linguaggio principale, sostenuto da una cantina di circa 300 etichette, con una forte presenza di vini italiani e una selezione di Champagne e birre artigianali, oltre a una ventina di distillati selezionati tra whisky, rum, tequila e amari di qualità. Il 30% delle referenze arriva dalla Puglia, il resto attraversa Toscana, Piemonte e grandi territori del vino italiano. Anche nei momenti di maggiore affluenza il ristorante conserva un equilibrio raro, grazie a una gestione attenta degli spazi e a un servizio che punta più sulla qualità dell'esperienza che sulla velocità del ricambio tavoli. Leo's, insomma, non vuole essere soltanto una braceria di livello ma un ristorante dove la carne incontra il comfort, il vino e una precisa idea di ospitalità contemporanea. E questa differenza si percepisce già prima che arrivino i piatti.
Storia del ristorante Leo's Braci d'Autore a Polignano a Mare
La storia di Leo's Braci d’Autore non nasce nel 2012, ma molto prima. Nasce da una cultura familiare della carne che affonda le radici addirittura nel 1854, quando la famiglia era già profondamente legata al mestiere della macelleria e alla conoscenza dell'allevamento locale.
Non si tratta quindi di un ristorante costruito a tavolino, ma dell'evoluzione naturale di una tradizione che attraversa generazioni e che ha sempre avuto un centro preciso: il rispetto della materia prima.
Il primo vero passaggio contemporaneo arriva, appunto, nel 2012, quando Pasquale Borracci decide di aprire la macelleria in Piazza Caduti di Via Fani, a Polignano a Mare. Pasquale non era semplicemente un commerciante della carne ma un uomo con una visione molto precisa, quasi ostinata, su cosa dovesse essere la qualità. In un territorio dove la carne veniva spesso associata alla braceria popolare, al concetto di abbondanza più che di selezione, lui sceglie una strada diversa. Solo animali del territorio, solo bovini femmina scelti con attenzione, solo un rapporto diretto con allevatori locali capaci di garantire continuità e serietà.
Pasquale credeva che la carne dovesse essere raccontata prima ancora che venduta. Non bastava servire una costata: bisognava spiegare da dove arrivava, come era stata allevata, perché era migliore rispetto ad altri animali. Era una visione quasi controcorrente per la Puglia di quegli anni, ancora molto legata all'idea della “braceria da venti euro”, rumorosa e poco attenta all'esperienza complessiva.
Quando la macelleria inizia a scontrarsi con la pressione della grande distribuzione e con un mercato sempre più schiacciato dalla logica del prezzo, Pasquale capisce che restare fermi sarebbe stato il vero errore. Nasce così il passaggio che porterà Leo's al ristorante odierno. All’inizio il format era semplice: brace, contorni, pochi fronzoli. Una formula diretta, solida, ancora fortemente legata alla tradizione classica.
Ma è qui che entra in scena Leo Borracci, suo figlio.
Leo rappresenta la generazione che non vuole soltanto conservare, ma spingere oltre. Se Pasquale era il custode della materia prima, Leo diventa il motore dell’evoluzione del progetto. È lui a intuire che Leo's non poteva fermarsi alla grande braceria tradizionale: serviva un salto di visione.
La carne, da sola, non bastava più, ma doveva diventare linguaggio gastronomico.
Nel 2019 arriva la vera svolta: l'apertura della nuova sede e la trasformazione definitiva in ristorante. L'esperienza centenaria nella selezione della carne si unisce alla tecnica di una cucina più strutturata, capace di dialogare con il mondo della ristorazione contemporanea.
Non più soltanto costate e T-bone, ma tartare, carpacci, cotture a bassa temperatura, primi piatti costruiti attorno al recupero totale dell’animale, frattaglie, ricerca sugli abbinamenti e una carta vini pensata per sostenere una cucina di livello.
Leo spinge verso un'idea precisa: superare il cliché della carne come proposta semplice e popolare, portandola dentro un contesto elegante, con una sala curata, una cantina importante e un servizio capace di raccontare il prodotto.
Pasquale, inizialmente più legato alla braceria classica, osserva questa evoluzione con il rigore di chi difende la sostanza prima di tutto. Ma è proprio da questo equilibrio tra conservazione e ambizione che nasce l'identità vera di Leo's.
Il padre visionario che ha creduto nel valore della qualità quando ancora sembrava una follia. Il figlio che ha trasformato quella qualità in un progetto gastronomico contemporaneo.
Oggi, dopo la scomparsa di Pasquale, il suo pensiero resta il fondamento silenzioso del ristorante. Leo continua a portarlo avanti non come omaggio retorico, ma come responsabilità quotidiana: scegliere bene, raccontare meglio, non abbassare mai il livello.
E forse è proprio qui che Leo's trova la sua autenticità: non nell'idea di reinventare tutto, ma nella capacità di far evolvere una storia senza tradirla.
Cosa si mangia da Leo's di Polignano a Mare: ecco il menù provato per voi
Qui la carne non è una voce del menù. È il centro del racconto.
Leo's lavora esclusivamente bovini femmina locali, scelti secondo una filosofia precisa: secondo Pasquale prima e Leo adesso, la vacca garantisce una resa migliore, una tenerezza superiore e una profondità di gusto più netta.
Gli animali vengono acquistati interi e lavorati completamente, in una logica di utilizzo totale: dalle costate alle T-bone, dalle tartare ai carpacci, dalle tagliate fino al macinato, alle frattaglie e alla guancia.
Non esistono frollature esasperate da esposizione scenografica. Qui si preferisce una frollatura classica, statica, a 0°C, calibrata sull'età dell'animale e sulla composizione del grasso, senza mai superare i 30 giorni.
La brace a carbone resta il cuore tecnico della cucina, affiancata da cotture a bassa temperatura che danno profondità ad alcuni piatti simbolo.
Due sono gli antipasti iconici:
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La tartare, che rappresenta quasi l’essenza del locale: proposta nella sua versione più pura con olio, sale e pepe, oppure reinterpretata con abbinamenti stagionali come nocciola e tartufo, zucca a bassa temperatura e riduzione di vino, o ancora pomodoro, cetriolo e frisella croccante in estate.
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La guancia di manzo, cotta per 18 ore a bassa temperatura nel Roner, accompagnata da una demi-glace ottenuta dalle ossa degli stessi animali.
Accanto ai grandi tagli trovano spazio anche preparazioni più identitarie e meno scontate, come le animelle di vitello, che - come racconta Leo Borracci - “squàgghiene” (si sciolgono) in quanto cotte a bassa temperatura per preservarne morbidezza e delicatezza.
Oppure le altre frattaglie lavorate con attenzione, senza forzature moderne ma con il rispetto della cucina di sostanza. È qui che Leo's mostra il suo lato più autentico: non solo la carne “nobile” da vetrina, ma una cultura completa dell’animale, trattato a 360 gradi, dove nulla diventa secondario.
Tra i primi, spicca la strascinata con la brasciola, piatto tipicamente domenicale, quasi identitario, così come le proposte stagionali legate a funghi, rape e tartufo bianco.
Non manca lo spaghettone trafilato al bronzo con salsa di pomodoro lavorata a crudo e crema di burrata, piatto che alleggerisce il racconto carnivoro senza tradire la filosofia della casa, mantenendo sempre centrale il valore della materia prima e della stagionalità.
Il prezzo medio si aggira intorno ai 60 euro per un percorso completo, con due menù degustazione: quattro portate a 48 euro e un altro da 60 euro più articolato, pensato per raccontare la cucina in modo più ampio.
Cosa vedere nei dintorni
Mangiare da Leo's significa anche trovarsi in una delle zone più interessanti di Polignano a Mare, oltre il bellissimo centro storico da cartolina e da foto ricordo sul ponte di Lama Monachile.
A pochi minuti si incontra il Museo Pino Pascali, uno degli spazi culturali più importanti della Puglia contemporanea, dedicato a uno degli artisti più significativi del secondo Novecento italiano.
Da qui, il mare resta presenza costante. Lo sguardo si apre verso lo scoglio dell’Eremita e la costa meridionale di Polignano, meno affollata ma spesso più autentica.
Naturalmente, il centro storico e la terrazza dedicata a Domenico Modugno restano una tappa inevitabile, ma Leo's ha il merito di ricordare che Polignano non è solo panorama: può essere anche una destinazione gastronomica autonoma.
E quando un ristorante riesce a farti arrivare per la cucina prima ancora che per il mare, allora ha già vinto metà della partita.
Recensione a cura di:Sandro Romano
Giornalista
Puglia
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La carne come Leo comanda
Indubbiamente uno dei miei indirizzi preferiti e tappa imprescindibile quando ho voglia di mangiare carne. Bravissimo Leonardo a continuare il lavoro del papà: con lui il locale ha acquisito ancora più dinamicità. Non troverete altro ristorante di carne a questo livello nel raggio di 100 chilometri.