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Sabatini di Firenze

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  • Ristoranti tipici regionali
  • Specialità: n.d.
Ristorante non verificato

Sabatini di Firenze: ecco cosa scrivono i nostri segnalatori

Parlare di Sabatini come ristorante è riduttivo: Sabatini è Firenze e la sua storia degli ultimi 100 anni.
Siamo già a 97 anni di vita di questo locale che celebra la sua storia. Sembra di rivivere un intero secolo di personaggi che lo hanno frequentato, artisti, politici, imprenditori, attori, sportivi, un secolo di personaggi che hanno animato e amato il nostro Paese anche per quella cultura che hanno assorbito dalle proposte di questa grande cucina.
E non è semplice ricordarli tutti. Il maestro Rubinstein, dopo i concerti al Teatro Comunale, voleva sempre il tavolo al centro della sala; per Eugenio Montale si trattava di una sosta fissa nella città di Dante, Oriana Fallaci voleva il tavolo numero 7, il Presidente Luigi Einaudi, che era anche produttore di vini pregiati, era curioso di nuove produzioni. E ancora Fred Aistaire, il presidente Nixon (prima del Watergate), Juliette Greco, Alain Delon, Ornella Muti, i tennisti Connors e McEnroe, Enzo Ferrari, Pier Luigi Spadolini, Vittorio Gassmann e Ugo Tognazzi, Diane Ross, Paul Newman, i Rolling Stones, Madonna, il corridore Fangio, Giorgio La Pira, Brigitte Bardot, Tyrone Power e Linda Christian, Denzel Washington, il poeta Alfonso Gatto, Primo Carnera, Giorgio Saviane e mille altri, coinvolti emotivamente in questi attimi di vero piacere… l’elenco è lunghissimo: sfogliare l’album delle presenze è come navigare nel tempo.
Ma fra tutti spicca il ricordo degli incredibili occhi viola di Elisabeth Taylor, nel ricordo degli attuali proprietari, Carlo Lazzerini e Claudio Schiavi.
“Noi eravamo giovanissimi, nel novembre 1966. L’alluvione di Firenze era nei racconti di tutti, giorni difficili, dolorosi. Negli occhi di tutti il fango e la disperazione dell’alluvione. Malgrado questo però la diva di Hollywood appariva come una fata, leggera, sorridente, con quegli occhi magnetici ed incredibili, vicina al suo amore, Richard Burton, che accanto a lei sembrava una roccia.
Soggiornarono a Firenze per diversi giorni, e venivano sempre da Sabatini a cena, con Franco Zeffirelli che diresse il documentario sull’alluvione di Firenze; Richard Burton era stato scelto come voce narrante ed Elisabeth Taylor lo accompagnava, alternando lo shopping alla buona tavola. Si favoleggiava del pessimo carattere di lei, ma, contrariamente alle dicerie, era gentilissima, entusiasta del vino, del nostro olio toscano e della bistecca alla fiorentina; era entusiasta di tutto; mangiare e bere, per lei, era quasi una forma di amore nei confronti della città, che, in quei giorni, si mostrava triste e dolente, invasa dal fango. Ma lei era raggiante, illuminava il locale appena entrava, al braccio dell’attore gallese”.
Il ristorante, gestito dalla famiglia Sabatini, aprì in via Valfonda, nei pressi della stazione Leopolda. Otto anni dopo, con l’inaugurazione della nuova grande stazione dell’Architetto Michelucci, si trasferì negli attuali locali di via Panzani, l’arteria che collega lo scalo di S. Maria Novella al Duomo. E qui nasce il locale del mitico sor Vincenzo.
Da allora tutto è rimasto immutato: 1200 mq suddivisi in quattro saloni, il magnifico allestimento, completamente in boiserie di legno, firmato dall’architetto Stigler, rimodellato nella struttura di una chiesa sconsacrata del 1500, della quale conserva intatti gli arredi in tutto il loro splendore, dalle porte alle panche.
Alle pareti, foto d’archivio storiche degli anni ‘20 e dei reperti ritrovati da poco in cantina: pergamene srotolate contenenti le firme delle grandi personalità che sono state qui nella prima metà del ‘900.
Per Firenze, il locale è un luogo storico: intere generazioni di fiorentini hanno mangiato, bevuto, discusso, brindato e festeggiato tra queste pareti, tanto che “Sabatini” è diventato, in città, una sorta di leitmotiv: spesso, quando tra amici c’è una diatriba, si suol dire “Ci scommetto una cena dal Sabatini!”
Alla fine del 1978 i Sabatini cedettero ad un gruppo di 5 ristoratori che hanno avuto l’acume di aprire in Giappone ben 3 “gemelli” Ristoranti Sabatini, e portare il brand, da una istituzione prettamente fiorentina, ad un segmento di internazionalizzazione, conquistando riconoscimenti e attestati; fino ad arrivare ai nostri giorni con l’attuale gestione di Carlo Lazzerini e Claudio Schiavi:
“L’arte della fiamma – la cucina di sala – è una emozione meravigliosa, quasi sensuale, quella che si consuma in pochi minuti. L’accensione… un rito, la gestione della fiamma, il rosso del fuoco, gli ingredienti pronti. Ti senti regista e attore; il calore della fiamma ti dà una sensazione voluttuosa e la tua creatività cresce ogni giorno di più.Vedi l’aspettativa del cliente e ne valuti immediatamente il gradimento. Noi di Sabatini riteniamo che l’arte della lampada flambé sia un importante appeal che aumenta l’alta qualità delle offerte del locale.
Sono queste le parole degli attuali proprietari, che sembrano riportare le lancette dell’orologio ai tempi in cui, in qualche minuto e con pochi e calibrati ingredienti, molti dei grandi piatti che hanno fatto la storia della gastronomia nascevano in sala.
I giovani ristoratori, campioni nazionali di cucina flambè, hanno ben 10 piatti alla fiamma in menù, usando padelle d’argento fatte a mano per loro da artigiani fiorentini. Sono sempre stati ben consapevoli del senso preposto al piacere della tavola, quel gusto capace di riscoprire sapori perduti e di tentare il palato anche con il nuovo, per costruire un insieme di valori che, anche attraverso la tavola, un popolo si tramanda, rinnovandoli continuamente, e che ne costituiscono l’identità culturale. A loro si deve dunque anche il merito di mantenere l’atmosfera, la raffinatezza ed, infine, i piatti storici di questo monumento della nostra cultura italiana.


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